giovedì 21 ottobre 2010

Back To The Mac - Ritorno al Macintosh


Il ritmo evolutivo dell’innovazione in casa Apple ha superato la velocità del suono. Neanche il tempo di assimilare iPhone 4, iPad, iOS 4, che arriva l’Apple special event Back To The Mac, "Ritorno al Mac". L’occasione di sbirciare il futuro di Macintosh è quanto mai puntuale perché se è vero che la quota di mercato di Macintosh è in trend continuamente positivo (un computer ogni cinque venduti è un Mac, e si tratta abitualmente di macchine di classe e prezzo assai superiori alla concorrenza), anche per merito dell’effetto traino di iPhone ed iPad, era però giunto il momento di rassicurare sviluppatori e utenti evoluti (i cosiddetti early adopter che in qualche modo hanno influenza sulle scelte degli altri) sull’immutato impegno di Apple sul proprio prodotto più classico e professionale.
È stata una sbirciata più che rassicurante: la più recente versione del sistema operativo di Macintosh (Snow Leopard) aveva riguardato più il motore che una interfaccia utente, simile nelle sue linee generali dal 2002, anno di esordio di Mac OS X. Del sistema operativo prossimo venturo, 10.7 o Lion (il "Re della Foresta", e come tale il più importante dei felini, deputato naturale a rappresentare la versione “definitiva” di Mac OS X), sono state mostrate le linee guida di un’interfaccia che ha fatto tesoro dell’esperienza di iOS (il sistema operativo di iPhone ed iPad) per una crescita in senso moderno della classica interfaccia Finder e finestre.
Se l’uso delle finestre era non solo una rivoluzione ma una necessità in un computer del 1984 il cui schermo aveva una dimensione di 640 per 480 pixel, l’esperienza di iPad ha dimostrato che oggi lavorare a tutto schermo è più piacevole e più efficiente.
Ragion per cui Lion ha adottato una opzione di lavoro a tutto schermo a livello di sistema, caratteristica che in precedenza era limitata alla buona volontà di alcune applicazioni. Inoltre da iPad ha ereditato la vista a pieno schermo delle icone delle applicazioni (il “muro di icone” che prende il nome di Launchpad) ed una seconda schermata (Mission Control) che riassume in una visione d’assieme tutte le attività in corso sul Mac: applicazioni attive, documenti aperti, spaces e persino le mini-app di dashboard.
Non è tutto: da iPad ed iPhone Macintosh ha anche mutuato il negozio on-line di applicazioni. Un’idea vincente come App Store non poteva restare lettera morta per le applicazioni di Mac OS, che avrà quanto prima, molto prima di trovare Lion nei negozi, il proprio negozio di applicazioni, Mac App Store, non in monopolio ma in alternativa ai tradizionali canali di vendita, fisica o telematica, di software.
Mac OS X 10.7 Lion non è alle porte, e non sarà sugli scaffali prima della prossima estate. Ragion per cui altro non è stato mostrato, molto lavoro è ancora da compiere e probabilmente alcune decisioni sono ancora da prendere. È certo che anche il motore di ricerca di Spotlight godrà della rinnovata interfaccia, e molto altro ancora che ci verrà mostrato nel corso dei prossimi mesi, a noi utenti e soprattutto agli sviluppatori che vorranno aggiornare le applicazioni per Lion.
Però le linee guida del sistema operativo prossimo venturo sono dichiarate, promettono bene e personalmente ancora una volta non vedo l’ora di poter lavorare e giocare al nuovo livello evolutivo del Macintosh.

Ma non è stato tutto: non è solo il software che mira a creare un ponte, un continuum senza soluzione di continuo fra l’esperienza d’uso di iPad e di Mac, ma anche l’hardware è orientato nella stessa direzione. Sono già in vendita da oggi i nuovi sottilissimi portatili MacBook Air, con schermo da 13 e da 11 pollici e con hard disk a memoria solida (niente parti in movimento, enorme velocità di accesso e di boot, ma anche minor disponibilità di spazio d’archiviazione rispetto agli altri MacBook). Il MacBook Air da 11”, in particolare, è molto vicino per prezzo (999 € vs 799) e caratteristiche all’iPad da 16 Gbyte. Ed allo stesso prezzo del MacBook “bianco”.
Un’imbarazzo nella scelta che può essere risolto dall’analisi dei propri bisogni: come computer unico sarà avvantaggiato MacBook, che ha un hard disk da 250 GB contro i 16 degli altri due, anche se non si può escludere la scelta alternativa di un iPad. Come portatile da affiancare ad un fisso, valida la scelta di iPad per bisogni più consumer (internet, lettura, foto, video, documenti semplici) e di MacBook Air per chi necessita, magari professionalmente, di tutta la flessibilità del Mac OS.
In ogni caso un MacBook Air alimentato da Mac OS X Lion sarà un vero killer!

Un’ultima osservazione sullo schermo multi-touch che ci fornisce linee guida precise per il futuro: Steve Jobs afferma che per essere comodo da usare lo schermo multi-touch deve essere orizzontale, come quello di iPad. Su un computer tradizionale si può avere, ma tramite l’uso della trackpad (orizzontale, appunto), come sul MacBook. Non potremmo essere più d’accordo.

One more thing. All’evento è stato mostrata anche la nuova suite di applicazioni di iLife, vale a dire i nuovi iPhoto, iMovie e GarageBand, notevolmente aggiornati, e gli stessi iWeb ed iDVD. Sono già in vendita, li ho già acquistati, per cui ne scriverò a ragion veduta, dopo una ragionevole esperienza d’uso.

sabato 16 ottobre 2010

iPad: il manuale che c'è


Da tempo i prodotti Apple arrivano senza manuale nella scatola perché sono così intuitivi che, come recitava una delle pubblicità del Macintosh degli anni ottanta, il manuale non serve. Ma ciò non significa che il manuale non esista: in realtà può essere scaricato in formato pdf dal sito Apple sotto la linguetta "supporto" - e poi letto - ovviamente - su iPad.
Un'unica domanda: perché in Apple nessuno ha pensato di mettere i manuali sul desolante iBook Store?

Il manuale italiano di iPad è qui e la pagina da cui accedere a tutti gli altri è questa.

giovedì 14 ottobre 2010

iPhoto


I cambiamenti della transizione da fotografia analogica a fotografia digitale più evidenti all’utente sono (1) il fatto di avere a disposizione un numero di scatti molto più elevato, grazie alla liberazione dalla dipendenza da una pellicola limitata e dai costi dello sviluppo, e (2) il fatto che gli scatti non sono più presenti fisicamente come negativi archiviati in una scatola e fotografie in un portafoto, bensì come documenti elettronici in qualche parte di un computer.
I vantaggi del digitale sono che gli scatti costano pochissimo e sono "tanti", gli svantaggi che sono "troppi" e che è difficile trovare una particolare fotografia. E che non è impossibile da perdere in modo irremediabile l’intero archivio delle nostre fotografie.
All’utente Mac (ed al suo subset utente iPad) viene in soccorso l’applicazione iPhoto, che fa parte della suite di programmi di iLife fornita gratuitamente con ogni computer.
iPhoto ha le capacità di archiviare senza difficoltà una grande quantità di scatti e di compiere modifiche di base delle foto, come la correzione dei colori, il ritaglio e il raddrizzarle. Per modifiche più sostanziose iPhoto mette comunque a disposizione un menu attraverso il quale far correggere le foto da un programma più potente, come potrebbe essere Adobe Photoshop Elements.
iPhoto comprende anche mezzi di stampa della fotografia, sia in locale che attraverso i servizi Apple (in realtà Kodak), anche di libri fotografici di notevole complessità e bellezza. Inoltre le foto -- tutte o solo foto selezionate -- possono essere sincronizzate o condivise con iPad o servizi cloud come MobileMe, Facebook, Flickr.
Per agevolare il lavoro di ricerca nell’archivio fotografico iPhoto divide le fotografie in eventi, tipicamente rappresentati da un "rullino virtuale" o, a scelta (vedi le preferenze) dalla data di scatto della foto. Inoltre utilizza un sistema di riconoscimento dei volti e un sistema di localizzazione geografiche degli scatti.
Conscio della pigrizia dell’utente comune, iPhoto cerca di automatizzare il più possibile ognuna di queste operazioni, ma per tenere un archivio in ordine ed efficiente è opportuno che un certo lavoro manuale venga comunque effettuato.
Un archivio in ordine è un archivio in cui sia facile trovare una foto fra tante migliaia e per riuscirci è meglio darsi qualche regola.

Regola numero uno: è giusto fare tante scatti perché qualcuno riesca bene, ma è inutile conservarli tutti, compresi quelli venuti male e quelli ridondanti. Tenere dieci scatti al posto di uno significa sminuire di dieci volte quello ben riuscito. Per cui non c'è da temere di cancellare i brutti scatti, o semplicemente quelli inutili, dopo aver scaricato il contenuto della macchina fotografica.
A tal proposito esiste la possibilità, non troppo intuitiva, di confrontare fra loro scatti simili fra cui scegliere: basta selezionare con gli scatti da confrontare (due, tre o quattro) e selezionare poi da menu contestuale (di solito il pulsante destro del mouse) la voce “modifica utilizzando le modalità a tutto schermo”.

Regola numero due: dare un nome all’evento importato. Più il nome sarà significativo, più facile sarà ritrovare una foto quando lo vorremo. L'evento non solo può avere un nome, ma anche una descrizione: cercala sulla finestra di informazioni, in basso a sinistra della finestra principale di iPhoto (se non la vedi, fai click sul pulsante con l’icona della “i” cerchiata).
Nel campo delle informazioni sarà il caso di scrivere parole chiave utili alla ricerca, come “mare, montagna, auto, ristorante, lavoro” tutto quanto potrebbe aiutarci a definire il contenuto di una fotografia.
Naturalmente non solo l'evento può avere un nome, ma anche ogni singola fotografia; l’utente perfetto dovrebbe dare un titolo ad ogni foto e riportare qualche parola chiave nella descrizione: il computer non sa, per esempio, riconoscere un lago ma sa leggere la parola "lago" nella descrizione. Se però nominare foto per foto è una situazione ideale per efficienza, è anche pretendere troppo dall’utente; ci viene in aiuto per fortuna una scorciatoia, per quanto ben nascosta, nella voce Modifica Multipla del menu Foto della barra dei menu.
Possiamo selezionare le fotografie di un evento a cui vogliamo dare lo stesso nome, e selezionare poi "Modifica Multipla". In questo modo potremo non solo nominare l'intero gruppo, ma anche fornire parole chiave per il campo informazione.

Nella ricerca delle fotografie alcune parole chiave importanti sono i nomi delle persone fotografate e la località geografica. In Facebook, per esempio, si "tagga" una foto con i nomi delle persone che vi appaiono. In iPhoto accade la stessa cosa con il riconoscimento dei volti. Il programma cerca di individuare la presenza di volti e persino di identificare a chi appartengano. Il riconoscimento dei volti è sorprendentemente preciso, a patto che si seguano alcune regole. Per esempio all'inizio dovremo identificare manualmente il maggior numero possibile di volti. Siccome è una operazione tediosa, ancora una volta iPhoto ci viene incontro con un automatismo: selezionando il volto di una persona nella Libreria Volti, il programma ci informa "la persona potrebbe essere presente nelle foto seguenti:".
Selezioniamo una delle foto in oggetto e facciamo click su un pulsante in basso tanto utile quanto misconosciuto: "conferma nome". Appare una videata con tutti i volti proposti della persona. Come in un videogame dobbiamo con un click confermare l'identità o con due click negarla. È una opera veloce che ci consente di identificare rapidamente e senza fatica un gran numero di volti delle nostre foto, e ci ripagherà nelle operazioni di ricerca.
iPhoto tende a considerare la stessa cosa l'identificazione del volto e la presenza di una persona. Se è vero che il volto significa che la persona è nella foto, non è sempre vero il contrario: la persona può essere nella foto ma non esserci il suo volto. Per esempio può essere di spalle, o il volto essere coperto da una maschera o da un casco. Mentre in Facebook (per tornare all'esempio precedente) la persona può essere comunque taggata, in iPhoto dobbiamo segnalare comunque un volto che non c'è, con il timore, non so quanto fondato, che l'operazione interferisca con il corretto funzionamento del motore di riconoscimento dei volti.

Infine la localizzazione geografica. Le foto scattate da iPhone sono già geolocalizzate, ed iPhoto ne tiene conto. Per quelle scattate dalla nostra preziosa reflex dobbiamo adoperarci manualmente. Con un click sulla "i" che compare sovrapponendo il mouse sull'angolo inferiore dx dell'icona della fotografia (o di un gruppo selezionato di foto, o di un evento) si apre una finestra in cui possiamo scrivere il nome della località. Appare un menu a tendina da cui scegliere il nome esatto del luogo; in caso contrario la voce "Cerca sulla Mappa" apre una carta geografica simile a quella di Google Maps (ma assai più lenta) su cui cercare la località, o persino nominarne una nuova.

A tanta efficienza non corrisponde purtroppo una finestra di ricerca altrettanto "smart" (furbetta). iPhoto non prevede ricerche a criteri multipli, del tipo "cerca Blue Bottazzi in una foto con una mucca scattata sulle Alpi più di cinque anni fa". Ma un criterio singolo è comunque in genere sufficiente per l'archivio di fotografie dell'utente comune.

Quello in cui invece il programma potrebbe essere migliorato è nel facilitare la gestione dei tag. Se la finestra di informazioni fosse più evidente e divisa in campi "titolo - chi - cosa - dove - quando" sono sicuro che molti utenti terrebbero il proprio archivio fotografico in un ordine invidiabile. E se le fotografie non avessero il vizio di "chiudersi" quando si clicca sul campo del nome, e se i menu "modifica" e "parole chiave" non fossero così sparsi e incoerenti... forse è giunto il momento di un po' di pulizia per uno dei programmi più utili del nostro Mac...

P.S.: per tutelarsi dal pericolo di perdere irrimediabilmente l'intero archivio delle proprie fotografie... avete attivato il back-up automatico di Time Machine, vero? Inoltre iPhoto permette di registrare le fotografie su un supporto fisico come un DVD. Fatelo.

lunedì 27 settembre 2010

kindle


Se il negozio italiano di libri di Apple è ancora vuoto in modo desolante, non è comunque detto che ci sia preclusa la possibilità di leggere libri su iPad. Innanzi tutto qualsiasi e-book acquistiamo (o comunque possediamo) può essere portato su iPad per essere letto con iBook con il semplice gesto di un drag & drop su iTunes.
Ma oltre a questa possibilità non da poco, esiste almeno un altro grande negozio di libri in iPadlandia: niente meno che Amazon USA. A differenza di Apple, Amazon non si fa problemi a mettere a disposizione dell'utente italiano il catalogo del proprio negozio. Lo fa tramite un'applicazione - Kindle - che realizza un lettore Kindle virtuale su iPad. Con il vantaggio, rispetto al lettore hardware dallo stesso nome, di vedere i libri a colori anziché in bianco e nero.
Si scarica gratuitamente Kindle da Apple Store, ci si registra e da quel momento si è pronti ad acquistare libri (ce ne sono anche di gratuiti) da quello che probabilmente è il più fornito negozio di libri al mondo. Ovviamente bisogna adattarsi alla lettura in inglese: se in negozio ci sono libri in italiano io non li ho trovati.
Se la lingua inglese può rappresentare un problema per i romanzi, diventa quasi un vantaggio per i testi tecnici (per esempio: informatici) o, per restare nei dintorni dei miei gusti, musicali. Ci si risparmia infatti le imprecisioni della traduzione.

Kindle (l'applicazione) ha un'interfaccia molto gradevole, a mio parere più piacevole non solo di quella di iBook ma della stessa carta stampata. Ormai quella di leggere a letto da iPad, magari a luce spenta, per me è già diventata un'abitudine.
Fin'ora ho scaricato "Conversation with the Dead: the Grateful Dead interview book", e due manuali di iPad, che mi sembra molto coerente leggere sul piccolo schermo. Oltre ad un New Oxford American Dictionary gratuito. Dopo l'acquisto si trova sull'applicazione il link per scaricare il libro, molto rapidamente persino in collegamento 3G. Il pagamento avviene ovviamente con carta di credito.

Il lato più piacevole della cosa è il fatto di poter acquistare all'istante, anche in piena notte dal proprio letto, appena si sente il desiderio di leggere, senza dover aspettare l'indomani per andare in libreria. Su questo le case editrici nazionali dovrebbero riflettere.

domenica 19 settembre 2010

il computer per il resto di (#2)


Tempo fa regalai a mio padre un iMac, il bel modello bianco con la base a panettone. Ne sembrava entusiasta: volle sapere come usarlo come macchina per scrivere, si fece spiegare come funziona un foglio elettronico (ma non riuscii mai davvero a spiegargli a cosa serve un foglio elettronico), si interessò a iPhoto, che contavo di usare come rimpiazzo delle stampe delle foto della nipotina, senza però mai troppo successo.
Alla fine la cosa che gli piaceva di più era infilare CD, probabilmente perché era la cosa che più si avvicinava alla sua esperienza d'uso di lettore di DVD, strumento quello che gli risultava intuitivo, a differenza del computer. L'epilogo lo avete intuito: quell'iMac giace da tempo inutilizzato.

Oggi mio suocero ha usato il mio iPad, lo stesso con cui sto scrivendo questo post. Gli è piaciuta l'esperienza di browsing delle fotografie, si è divertito a batterlo a Scopa, e quando infine si è messo a parlare in dialetto con il gatto di Talkin Tom ha esclamato: "al vöri anca mì chel ròb chi".
Non ho dovuto parlare di log-in, di finestre, di menù, di applicazioni. Tutto intuitivo anche per la sua esperienza.
Credo che Steve Jobs abbia visto lontano.

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lunedì 13 settembre 2010

dopo qualche migliaio di chilometri


"Da quando ce l'ho in mano, il mio iPad ha percorso diverse migliaia di chilometri. Così, dopo un utilizzo abbastanza intenso, riflettevo ieri -in treno, mentre lo usavo- su come alla fine abbia cambiato le mie abitudini di interazione in modo diverso da quanto mi aspettassi leggendo le prime recensioni americane.
Trovo molto comodo e facile scrivere sulla tavoletta (quest'estate per gioco ci ho scritto un'intera novelette da diecimila parole, in spiaggia per lo più) e Pages è l'applicazione ideale per farlo. Ma, soprattutto, quando mi trovo sul web con un computer mi sembra assai macchinoso fare certe operazioni semplici. L'ipad è sempre lì, lo prendi, è pronto, lo metti nello zaino e dorme.
Insomma davvero un buon feeling. Non ci avrei scommesso, all'inizio
".

Letto su Blog Notes, il blog dello scrittore Giuseppe Granieri. L'intero post può essere letto qui.

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lunedì 6 settembre 2010

getting things done

Parlando di produttività su iPad nel post precedente, ho rimandato il discorso sulla scelta della applicazione di Getting Things Done, cioè crearsi una lista di cose da fare nel modo più produttivo possibile. Le applicazioni di GTD su Mac sono molte e la scelta non è facile, specie non potendo in generale provarne più di alcune.
Un programma di GTD per funzionare deve essere usato, è lapalissiano; ma per poter essere usato deve essere in grado di soddisfare qualche requisito: (1) deve avere un’interfaccia veloce ed intuitiva, per prendere note e appunti rapidamente senza perdersi né perdere tempo; ma (2) deve anche essere utile, cioè possedere una potenza sufficiente a creare progetti di qualche complessità. Deve insomma essere bravo a nascondere sotto il cofano la propria complessità. In più è auspicabile che sincronizzi le informazioni fra computer (Mac), iPad ed iPhone, perché è alla fine con il telefono che andiamo in giro ed è importante che sia possibile leggervi a colpo d’occhio le cose da fare al momento, oltre alla possibilità di aggiungervi note al volo.
Infine un programma di GTD inevitabilmente ci costringe almeno un poco ad una certa disciplina di lavoro, ed è importante che sappia convincerci a farlo.

In passato su Mac non ho mai trovato un programma di GTD che mi soddisfacesse, anche perché ho sempre sperato che venisse da Apple qualche cosa che mettesse assieme in modo efficiente le informazioni di iCal, Notes e Mail. Ma nessuno di questi programmi ha mai avuto sviluppi troppo significativi dal giorno in cui è stato presentato.

Dopo molta navigazione nello store, i due programmi finalisti sono stati Things e OmniFocus, purtroppo entrambi anche i più costosi fra tutti quelli disponibili (rispettivamente 15.99 ed 31.99 euro, fra le applicazioni più costose su Apple Store).
Avevo provato la versione di prova di entrambi su Mac in tempi precedenti, ma senza appassionarmene, anche per via di un aspetto grafico non sufficientemente gradevole (lo ammetto, sono un esteta dell’interfaccia, ma perché sono convinto che bellezza ed efficienza vadano a pari passo). Inoltre OmniFocus da l’impressione di essere oltre che troppo costoso anche troppo complesso.
La versione di Things per iPad è invece piuttosto elegante, ed ho deciso per quella. L’utilizzo di Things è apparentemente così semplice da portarmi a tutta prima quasi a pentirmi della spesa; salvo poi scoprire che dietro l’interfaccia immediata si nasconde una potenza più che sufficiente. Si possono creare note volanti, ma anche Progetti e Ambiti di lavoro, in modo molto naturale e senza alcun obbligo. Ogni cosa “da fare” si sposta in modo intuitivo (su Mac con il drag and drop) e ci viene proposta una lista di cose da fare del giorno e una in ordine cromnologico. In più si sincronizza “abbastanza” con iPhone. Scrivo abbastanza perché a tutt’oggi la sincronizzazione avviene solo in wi-fi da Mac con iPad ed iPhone, ma i programmatori stanno lavorando alacremente ad una versione universale che sincronizzi tramite il cloud computing. Certo, per usarlo su tutte le piattaforme bisogna acquistare tre volte Things...
In Things per iPad quello che mi manca è una visione a calendario: non credo sarebbe impossibile mostrare un calendario che fonda le informazioni di iCal e quelle di Things. Inoltre forse mi farebbe piacere un outliner, ma forse lo penso solo per abitudine. La versione di Things per Mac ha meno sex appeal grafico ma funziona bene. Anche qui, sarebbe auspicabile la possibilità di visionare da una sola finestra il calendario di iCal e le mail. Things per iPhone, infine, fa esattamente quello che deve fare: mostrare gli impegni ed permettere annotazioni.
Per inciso, aggiungo che su iPhone ho affiancato a Things un programmino di note molto comodo, Awesome Note, che permette di scrivere note volanti ma anche liste, per esempio della spesa, o informazioni di altro tipo (io uso il diario di viaggio nei miei tour motociclistici) per task banali per cui non vale la pena di mobilitare la famiglia Things.


giovedì 2 settembre 2010

produttività

iPad non è solo tutte le cose meravigliose che abbiamo descritto nelle “prove su strada” dei recenti post. È anche un personal computer a tutti gli effetti, le cui poche limitazioni sono per lo più inserite artificialmente allo scopo di non sovrapporlo (per ora) al remunerativo mercato dei computer portatili: i MacBook. Rispetto al PC tradizionale iPad ha il grande pregio di rendere invisibile il sistema operativo: il computer è pronto all’istante, si spegne all’istante ed ogni programma si apre in modo intuitivo toccando una seducente icona.
Il vantaggio per l’utente è che iPad ha eliminato la necessità di gestione dei file.
Lo svantaggio è che non l’ha sostituita con nessun altro metodo.
Da un certo punto di vista con iPad mi par di tornare ai tempi del mio primo glorioso Apple //c, un bel computer la cui memoria di massa era costituita semplicemente da un floppy disc di cartone. Quando infilavo il floppy, sistema operativo, applicazione e documenti erano tutti li. Quando infilavo il floppy di un altro applicativo, i documenti del primo non c’erano più.
Quando negli anni ‘90 Apple mise sul mercato il proprio primo dispositivo palmare, lo straordinario Apple Newton, questo consisteva grosso modo in un blocco di appunti con un blob di dati su cui i vari applicativi potevano mettere le mani. Il sistema operativo di Newton era orientato ai documenti. Al contrario, in iPad ogni applicazione ha un suo preciso spazio dalle cui barriere non può uscire. In questo spazio stiva i propri dati ed i propri documenti, e da qui non può uscire, più o meno come accadeva sul citato Apple // (o su MS DOS). iPad è orientato ai programmi. I vantaggi di questo metodo sono quelli di una grande solidità (al massimo può bloccarsi e collassare una applicazione mal scritta senza disturbare le altre) e della grande facilità d’uso. Gli svantaggi? Gestire progetti complessi si fa un po' complicato.
Fino a che si tratta di film, fotografie, libri, riviste, giochi non c’è problema. Quando invece si desideri ottenere il massimo della produttività utilizzando un iPad al posto di un computer tradizionale, con qualche ostacolo ci si può scontrare.
Quando misi le mani sul mio primo Macintosh, praticamente il primo modello (un 512 K o FatMac), restai conquistato dalle killer app con cui arrivava. Naturalmente MacWrite, MacPaint e MacDraw (e più tardi Word e Multiplan - il papà di Excel) ma anche programmi che non avevo immaginato prima, come Think Tank, un outliner che nel tempo sarebbe diventato More (poi via via evoluto in qualche modo fino all’attuale Adobe Flash alo stesso moto in cui il T-Rex si è evoluto negli attuali passerotti). Da quando uso iPad sto cercando una killer app dello stesso tenore.
Naturalmente ho scaricato la suite di ufficio di Pages (scrittura), Numbers (foglio elettronico), Keynote (presentazione), Bento (data base). Programmi straordinari, che permettono di creare documenti formattati in moto sofisticato anche con iPad senza nulla invidiare al personal computer. Il problema è che non mi è mai capitato di desiderare di formattare documenti in modo sofisticato su un iPad. Quello che mi serve è più un programma che mi permetta di concentrarmi sulla sostanza (idee, progetti, appunti, programmi) che sulla forma (la formattazione - oltre tutto iPad al momento non prevede la stampa). Sono molto soddisfatto dei programmi della suite di ufficio, ma li uso più per consultare e modificare documenti già creati sul Mac che per crearne di nuovi.
Mi serviva innanzi tutto un programma di scrittura più agile e più “serbatoio d’idee” (think tank) di Pages. I programmi del genere sullo store sono centinaia, se non migliaia, ed è difficile decidere quale sia il migliore senza aver modo di provarlo. La buona notizia è che i programmi costano comunque pochi euro, e dunque qualche tentativo lo si può fare. Sulla scrittura la app che ho trovato più confacente alle mie necessità è Notebooks, che mi permette di scrivere appunti su un “foglio di carta” ed eventualmente di raccoglierlo in progetti (che il programma definisce “books”). Una seconda app, Adobe Ideas, mi permette di raccogliere anche note disegnate a complemento di quelle scritte. La limitazione è che i documenti realizzati con le due distinte app non possono, come spiegavo, essere raccolti in progetti, o cartelle, unitari. Esistono programmi che permettono di scrivere e disegnare, come Notepad Pro, ma fanno male entrambe le cose.
Dropbox mi permette di consultare documenti dalla dropbox del mio computer ed eventualmente aprirli anche con Notebooks o Pages o Numbers. Bento è il mio data base, semplice ma salva-tempo ed intuitivo. Per chi necessità di gestionali complessi è già disponibile l’accoppiata vincente di FileMaker Pro in versione Mac e iPad che copre le esigenze più professionali e aziendali.
MaxJournal è un diario che permette di scrivere qualche cosa su ogni giornata e può essere protetto da password (mi chiedo perché non si possa fare lo stesso con Mail…). La limitazione è che non ha alcun rapporto con iCal (il programma di agenda di iPad), ed il risultato è che non lo uso mai.
3banana è un programma gratuito di note. Esiste già un ottimo programma nativo di note, Note appunto, ma siccome si può sincronizzarlo con le note di Mac e di iPhone, resta l’esigenza di un programma di note da “non” sincronizzare. 3banana allo scopo è perfetto.
Blogpress è un agile programma per aggiornare i blog da iPad. Ovviamente dovrebbe essere possibile farlo direttamente da Safari mobile, ma siccome l’interfaccia di blogspot non funziona sempre perfettamente, risulta più comodo farlo con l’economico Blogpress.

Scoperti tutte queste applicazioni, mi restava la necessità (a proposito di “serbatoio d’idee”) di una app che mi aiutasse a organizzarmi. Getting Things Done (GTD), di “fare le cose”, come si usa dire in inglese. Qui la scelta è veramente tanta e sul prossimo post racconterò di come ho risolto io.


lunedì 30 agosto 2010

cinema


Una delle più evidenti anime di iPad è quella di sala cinematografica digitale. La qualità e la definizione dello schermo sono tali da permettere una visione sorprendentemente buona, di quelle che ottengono un effetto wow da parte dei curiosi.
Ma dove si prendono i film da godere a letto o in viaggio sullo schermo di iPad? Negli USA il film o l’episodio del programma TV si acquista direttamente da Apple Store. In Italia dove i distributori non sono ancora stati convinti da iTunes, è necessario un giretto un po’ più lungo. I favoriti sono come sempre i “pirati” che già sono abituati a scaricare film tramite il peer to peer. È sufficiente trascinare questi film su iTunes per caricarli sul proprio iPad, pronti per la visione. Per l’utente timorato la strada è appena più tortuosa. Per infilare un DVD del commercio in iPad è necessario prima copiarlo sull’hard disk del computer tramite uno dei programmi di rip del commercio, come RipIt o il gratuito Mac The Ripper. Poi bisogna ricorrere ad un programma che converta il formato del DVD in quello più universale di iPad. Io utilizzo allo scopo il comodo Popcorn di Roxio, ma anche qui esistono delle alternative gratuite. A questo punto il film è su iTunes pronto a sincronizzarsi con iPad.
L’unico difetto, veniale che incontro in questo procedimento è che il volume del film di solito non è abbastanza alto e visionando il film in un ambiente non silenzioso possono venire in soccorso le cuffie.
Naturalmente oltre ai film dei DVD su iPad possiamo vedere anche quelli che creati in casa con la telecamera digitale e montati con programmi di editing come iMovie - che nelle prime versioni era un superbo esempio di intuitività alla Macintosh, oggi è appena più macchinoso ma in cambio funziona molto bene.

Soddisfacente quanto la visione dei film è quella delle fotografie digitali, che può avvenire manualmente o per slide show dalle foto sincronizzate da Mac (personalmente ho dato istruzioni ad iTunes perché passi ad iPad le foto caricate su iPhoto negli ultimi tre mesi, ma la flessibilità è assoluta) o attraverso presentazioni più sofisticate create per esempio con iPhoto stesso. Attraverso un piccolo pulsante dal salvaschermo iPad può essere trasformato in una cornice elettronica di quelle che vanno di moda adesso.

venerdì 27 agosto 2010

edicola


Su iPad non si leggono solo libri elettronici ma anche e soprattutto riviste. Molti quotidiani sono già scesi nell’arena: personalmente io ho caricato dal primo giorno le applicazioni per leggere La Repubblica ed il Corriere della Sera. Entrambi i quotidiani erano gratuiti: l’applicazione permette di scaricarli e di leggerli con comodo off-line. Se una pagina di quotidiano in uno schermo da 10 pollici appare un po’ piccola, il gesto del doppio tap (con il dito) per avvicinare la porzione che leggiamo diventa subito altrettanto naturale di quella di sfogliare le pagine. Tanto naturale che mi è capitato di cercare di farlo anche sul giornale di carta…
Entrambi i quotidiani sono rimasti gratuiti per un mese ed in realtà immaginavo lo restassero per sempre: azzerati gli ingenti costi di stampa e distribuzione ero convinto che la pubblicità fosse sufficiente a mantenere in attivo l’editore. Invece entrambi sono diventati a pagamento e sorprendentemente anche a prezzo piuttosto salato: vendono solo per abbonamento e non per copia singola, ad un prezzo non dissimile dall’abbonamento del giornale di carta. Non sono un taccagno ma tanto mi è bastato per rinunciare alla lettura del giornale elettronico e tornare a sfogliare le notizie sul web, da Google news al sito stesso dei quotidiani e agli aggregatori di blog come wikio.
È un’operazione che compio con molto piacere ogni mattina senza farmi mancare nessuna notizia e risparmiandomi tutta la spazzatura dei telegiornali da cui sono libero ormai da molto tempo.
Oltre ai quotidiani sono disponibili per iPad diverse riviste. Personalmente al momento seguo Internazionale, Turisti per caso, Dueruote, MacUser, L’Espresso. Sono molte anche le riviste femminili, come pure quelle multimediali preparate esclusivamente per il web o comunque per iPad.
Il limite attuale delle riviste elettroniche è che non è stato definito un unico formato coerente, anche nell’interfaccia, né tanto meno esiste un unico programma per consultarle. Ognuna è realizzata sotto forma di applicazione a sé stante che scarica, se richiesta, i più recenti numeri della rivista. Ed ogni applicazione porta con sé la propria interfaccia e le proprie regole: un sistema non esattamente coerente alla tradizione Mac-like.
Non sempre le applicazioni sono stabilissime, probabilmente per problemi di memoria: essendo la rivista costituita da immagini delle pagine di carta consuma avidamente ram, e di ram iPad è piuttosto avaro.
Un altro piccolo fastidio è spesso la lettura off-line o in collegamento 3G: quando apriamo la rivista, l’applicazione avidamente si collega al server per controllare se è a disposizione un numero nuovo, operazione che non viene svolta in modo trasparente e che mette fastidiosamente in attesa il lettore. Se per alcune app la cosa è appena accennata, in altre come quella de L’Espresso bisogna premere ben tre volte un pulsante di dialogo per iniziare la lettura. Non molto elegante.

Comunque l’esperienza di lettura delle riviste è nel complesso gratificante e per le riviste che leggo io ho già scelto l’opzione elettronica a quella di carta.
Sarebbe auspicabile una applicazione di Edicola che, al pari di iBooks, permettesse agli editori di caricare le proprie riviste e ai lettori di scaricarle e di leggerle, oltre che di curiosare fra i vari arrivi, come in una edicola reale.
Creare una simile applicazione potrebbe anche essere una redditizia idea per una software house nazionale e per i piccoli editori.

Al capitolo delle riviste va aggiunta una categoria particolare di periodici: i fumetti. Personalmente non sono un grande appassionato di fumetti, e su iPad leggerei volentieri forse solo Linus o magari le ristampe del Corriere dei Piccoli degli anni gloriosi. Ma vale comunque la pena di scaricare le applicazioni per leggere i fumetti Marvel (l'Uomo Ragno) o DC Comics (Superman) tanto sono ben fatte. Le applicazioni sono gratuite e prevedono alcuni fascicoli altrettanto gratuiti. La navigazione nelle storie, specie quelle Marvel, è assolutamente perfetta, di stampo cinematografico. È un peccato che le avventure dell'Uomo Ragno proprio non mi interessino...

lunedì 23 agosto 2010

librerie e bancarelle


Prima dell’era digitale la funzione di un oggetto era generalmente evocata dalla sua forma. Gli attrezzi avevano uno scopo specializzato, “verticale”: la TV era una TV, un giornale il giornale, ed un libro un libro: magari potevi scrivere un appunto sulle pagine bianche, ma non per questo si trasformava in un quaderno.
Oggi quell'oggetto digitale perfetto che è iPad ha mille anime, incarnate dai programmi che facciamo girare: iPad diventa un palcoscenico per i film, un quotidiano, il libro di moda, un porta fotografie, uno strumento di scrittura, un navigatore del web, una consolle di video giochi, un impianto stereo ed infinite altre applicazioni, limitate solo dalla fantasia degli sviluppatori.
In questo post valutiamo la natura di lettore di libri (e riviste elettroniche) di iPad. Già in passato più volte si era tentato di creare lettori elettronici per libri, tanto che è stato messo a punto un formato ufficiale di libri elettronici (alias e-book) che prende il nome di ePub - che sta per pubblicazione elettronica. Oltre, ben inteso, al sempre attuale formato pdf (portable document format) di Adobe. Il primo tentativo di una certa rilevanza di dare un mercato ai libri elettronici è stato quello di Amazon, forte della sua natura di negozio sul web di libri e dischi che vengono spediti per posta. Amazon ha creato Kindle, un leggero lettore di e-books in bianco e nero (e di alcuni quotidiano americani), che ha avuto più rilevanza mediatica che clienti. I milioni di esemplari di iPad già venduti, uniti alla potenza di un Apple Store on line già ben collaudato dalla vendita di canzoni, ha fatto all’istante di iPad il leader indiscusso di questo mercato. Alcuni recensori si sono baloccati a confrontare fra di loro i pregi ed i difetti di iPad e Kindle, ma è sufficiente prendere in mano entrambi per coglierne il ben differente sex appeal.
iPad è fornito di un programma per la lettura di e-book che si chiama… iBooks. iBooks permette di leggere libri in formato ePub o in formato pdf, presenta uno scaffale in cui raccogliere i libri che abbiamo caricato e che restano sempre disponibili e mette a disposizione uno store, cioè un negozio, per l’acquisto di libri, alcuni dei quali a prezzo zero. Non è però obbligatorio acquistare i libri dallo store: possiamo porre sullo scaffale di iBooks qualsiasi libro in formato ePub o pdf, quale ne sia la provenienza, trascinandolo sulla copia di iTunes del computer da cui sincronizziamo iPad.
Lo store messo a disposizione degli utenti italiani di iPad non può però ancora essere definito un negozio: più esatto sarebbe definirlo una bancarella. I grandi editori nazionali non si sono ancora convinto a saltare il fosso dell’editoria elettronica, mentre i piccoli, che certamente sarebbero più stimolati a farlo, probabilmente non sono ancora neppure stati consultati da Apple Italia. Resta una quantità di testi di pubblico dominio, cose come l’onnipresente Pinocchio di Collodi, oppure opere di Pirandello, Cervantes, Edgar Allan Poe e via discorrendo: meno di quello che troveremmo su una qualsiasi bancarella di fiera di paese. Non solo, ma lo store pare non possedere neppure quella che sembrerebbe l’opzione di ricerca più ovvia: quella per lingua. Così si trovano mischiati sugli stessi scaffali testi italiani, inglesi, francesi, tedeschi o magari… giapponesi. Non molto comodo.
Si diceva di Kindle. Non è necessario compiere una scelta fra iPad e Kindle, perché iPad può trasformarsi nel secondo semplicemente scaricando l’app (gratuita) Kindle da Apple Store, e con essa collegarsi al negozio di Amazon. Qui la scelta è decisamente più interessante, ma anche qui in mancanza di un Amazon italiano ci si collega a quello americano, e i testi sono tutti in inglese. La cosa potrebbe comunque andare benissimo per i testi tecnici, come quelli informatici o di programmazione. Sorprendentemente però gli e-books di Amazon costano non meno (come sarebbe logico) ma addirittura di più di quelli di carta. Dal momento che le copie elettroniche sono a costo zero, l’unica spiegazione è in una bizzarria del marketing, probabilmente per mancanza di fiducia, per ora, dell’opzione elettronica.
Suppongo che per un editore abituato a stampare i libri sulla carta, il timore che incute l’editoria elettronica sia quella di soffocare un mercato che funziona rischiando di non conquistarne uno ricco di incognite. Io penso al contrario che la possibilità di leggere su iPad sarebbe un potente bonus per le vendite. Questo non tanto per la maggior o minore comodità di leggere su uno schermo che su carta, che è opinabile (personalmente preferisco reggere l’iPad di un libro tradizionale, perché mi piace il fatto che essendo illuminato io non abbia bisogno di alcuna luce, per esempio a letto, come mi piace avere sotto mano la mia intera libreria anziché dover cercare un libro che non si trova) quanto per la facilità dell’acquisto. Poniamo di sentir parlare o di leggere di un titolo che per qualche motivo ci stimola la curiosità. La differenza fra i due mondi è nel primo caso quello di trovare il momento di andare in libreria, ricordarci del libro, cercarlo ed infine eventualmente acquistarlo. Nel secondo quello di aprire all’istante lo store e senza porre tempo in mezzo acquistare il libro con un solo, compulsivo, click. Dico compulsivo perché l’acquisto si fa senza aprire il portafogli (dal momento che il negozio già conosce la nostra carta di credito) e l’esperienza dell’app store dimostra che se il prezzo è abbastanza modesto non abbiamo resistenze a farlo. Con tutto vantaggio per gli alberi che non devono essere abbattuti per dare carta, e per gli editori che non hanno spese di stampa né tanto meno di trasporto.
iPad non si limita però a libri elettronici che simulano quelli reali, ma da più parti si vedono innovative proposte per libri che sfruttano l’interattività propria del mezzo digitale. Per esempio una neonata realtà nazionale è quella di quintadicopertina di Fabrizio Venerandi che sperimenta libri interattivi, con diverse opzioni creative: dal libro gioco a romanzi che permettono più percorsi narrativi o più punti di vista di lettura. Uno dei primi di questi libri è opera di un autore di culto dell’informatica degli anni ottanta, quell’Enrico Colombini che chi ha acquistato il proprio primo personal computer almeno da vent’anni ha conosciuto per le sua avventure testuali in italiano, come la celeberrima Avventura nel Castello (per PC e Apple II) o l’Apprendista Stregone.
Colombini è riuscito nella impresa impossibile di creare un libro gioco della dimensione di un romanzo che facendo uso degli ipertesti messi a disposizione dai formati ePub o pdf riesce a simulare l’intelligenza artificiale di un software di avventure. Locusta Temporis è il titolo di quello che definire libro-gioco è riduttivo. Una appassionante storia interattiva che ci trasporta dove solo la fantasia può giungere. Il lettore deve armarsi di pazienza ed attenzione e non arrendersi quando le situazioni gli appaiono senza una via d’uscita: insistendo, magari prestando orecchio agli indizi che spesso quel sadico di Colombini semina nel testo, in cambio il divertimento è assicurato a lungo (nel mio caso almeno un mese), e non si può immaginare in quali posti la locusta del tempo sarà in grado di portarci. Il libro è talmente ben fatto che per una volta sarebbe davvero il caso di esportarlo, debitamente tradotto, sul mercato americano. Sarebbe inutile cercare Locusta Temporis su Apple Store. Il libro va acquistato (al prezzo di pochi euro) sul sito dell’editore Quintadicopertina, in formato ePub o pdf e poi portato su iPad tramite iTunes. Può essere letto tramite iBooks, ma ho verificato che il miglior funzionamento avviene facendo leggere la versione pdf da quell’ottima app per la lettura che è Good Reader.

Sul prossimo post: iPad come lettore di riviste elettroniche… - continua

domenica 25 luglio 2010

il computer per il resto di...


Quando all'inizio dell'anno di grazia 1985 il Macintosh arrivò sul mercato, lo slogan coniato da Apple fu "il computer per il resto di noi". Stava a significare che con Mac non era più necessario avere conoscenze informatiche specifiche, di linguaggi di programmazione o comandi per l'interfaccia del sistema operativo, per usare un computer. Bastava invece toccare (tramite il cursore del mouse) oggetti grafici che fungevano da metafora di oggetti reali su uno schermo color bianco come la carta.
Forse con gli anni le cose si sono un pò complicate anche per l'interfaccia del Mac se si è avvertita la necessità di un computer più "moderno" ed ancora più intuitivo nell'uso: iPad.
Non solo iPad esegue un salto quantico nel futuro rinunciando alla mediazione del mouse, per toccare invece direttamente gli oggetti dello schermo, ma anche abolisce la percezione della presenza del sistema operativo, il boot (con i suoi tempi), le convenzioni del software (per esempio la gestione dei file) per mettere a disposizione un'interfaccia persino più immediata di un televisore, con una serie di semplici pulsanti da toccare con le dita per svolgere i compiti desiderati dall'utente. Che sono poi abbondantemente tutti quelli per cui il 95% delle persone usa un personal computer: navigare per Internet (e FaceBook), leggere e scrivere mail, scrivere, archiviare, far di conto, giocare.
A cui è doveroso aggiungere: leggere libri e riviste, guardare film e foto, ascoltare musica. Praticamente restano fuori solo le necessità dei grafici, di chi monta film e dei programmatori.
Se fino ad oggi stanziando un budget di 499 euro per un computer bisognava accontentarsi di un piccolo catenaccio di notebook con Windows, oggi si ha a disposizione l'oggetto più bello e moderno del mercato.
Naturalmente come sempre nella vita reale c'è anche un rovescio della medaglia.
Il vantaggio di iPad sui PC è che si tratta di un oggetto decisamente più bello e moderno (tanto che quando si torna al mouse si ha un senso di ritorno al passato).
Lo svantaggio di sostituire un iPad al PC è che... non si può fare: iPad nella sua veste software attuale non è ancora un oggetto indipendente. Per attivarlo è assolutamente necessario collegarlo ad un computer, oltre tutto tramite un software specifico, che è iTunes. Non è intuitivo trasferire dati da un iPad ad un computer e meno ancora da un iPad all'altro. Certamente non è possibile farlo tramite una chiavetta USB (ma anche iMac era criticato per l'assenza di un floppy disk). Non si può gestire un iPod da un iPad.
È un po' irritante che queste limitazioni siano state introdotte a bella posta per evitare di sovrapporre il target di iPad a quello dei computer portatili, con il pericolo di cannibalizzazione di un redditizio mercato. Ma è certo che quando Steve Jobs dichiara che il PC è morto, significa che in breve iPad diverrà un computer indipendente.
Con tutto ciò non mancherei mai di consigliare a chiunque l'acquisto di un iPad, e personalmente non uso più il Mac ogni volta che posso fare la stessa cosa con iPad.

PS: il software di iPad ricorda in qualche modo quello di Apple II e dei primi PC. Ogni programma aveva i suoi dati che condivideva mal volentieri con gli altri. Ma questa sarà materia di un prossimo post.

- Posted using BlogPress from my iPad

venerdì 23 luglio 2010

gli effetti collaterali di iOS 4


La Apple del grande Jobs ha creato questo modello di marketing in cui non solo hai necessità di acquistare un oggetto che prima neanche esisteva, ma persino di aggiornarlo quando ancora funziona perfettamente. Leggo che già sono stati venduti tre milioni di iPhone 4 nei soli USA... quanto tempo ha preso all'iPhone 1 arrivare a quota 3 milioni?

Io sono un appagatissimo possessore di iPod, iPhone ed iPad, e spero nell'uscita di un prodotto neppure annunciato: Apple TV 2, (o Apple TV vero...)

Però di iPhone 3G sono ancora perfettamente soddisfatto e pensavo proprio di non aver difficoltà a resistere alle sirene del consumismo di un (a me) inutile upgrade ad iPhone 4. Almeno fino a quando ho installato iOS 4, che non mi ha portato nessun beneficio (quelli sono riservati ad iPhone 4), mentre mi ha inchiodato le prestazioni di iPhone 3G, facendomi finalmente desiderare un upgrade a un hardware più veloce... potenza del marketing di Apple.

Morale: se io fossi in voi, non aggiornerei un iPhone 3G a OS4...

sabato 12 giugno 2010

iPad su strada


Anch'io ero all'apertura di un MediaWorld al giorno zero, il giorno in cui iPad è arrivato in Europa. Ho acquistato il modello 3G da 64 GB, che immagino siano un'esagerazione per un blocco note, ma non c'era altra scelta. Non c'era ancora la micro SIM di 3, ma non ne ho sentito la mancanza: ho una rete wi-fi a casa ed una al lavoro.
Sono tornato a casa e ho caricato un po' di software scegliendo un po' a naso: per esempio la suite di iWorks e Bento, qualche rivista elettronica e qualche cosa dai programmi più venduti. Poi per qualche giorno ho avuto poco a disposizione il mio nuovo iPad perché è stato sequestrato da mia figlia (8 anni) per i suoi giochi. Da allora non c'è stata più storia per la Nintendo DS, che sembra un oggetto da modernariato, anche se iPad non può vantare un entertainer del calibro di Super Mario.

A parte un po' di effetto wow in giro (lo portavo anche al ristorante) ci ha messo qualche giorno a rimpiazzare il MacBook air, che per forza d'inerzia è rimasto il mio mobile device di scelta.
Ora uso iPad abitualmente da una quindicina di giorni, ed è diventato il mio computer di prima scelta. Questo post è stato interamente scritto con la tastiera virtuale e due dita (ma per il modulo di blogger ho dovuto usare comunque un Mac perché il campo del testo principale non sembrava voler funzionare correttamente). Nei post a seguire racconterò della mia esperienza d'uso nei vari settori, dall'entertainment all'eBook, dalla produttività alla navigazione sul web. Un argomento alla volta.


Sent from my iPad

martedì 30 marzo 2010

futuro prossimo venturo


Se, come me, non vedete l'ora di vivere con il vostro iPad, sarà un piacere sbirciarne le potenzialità nei video messi on line sul sito Apple che mostrano l'iPad al lavoro:
web, mail, foto, video, musica, ma anche e soprattutto editoria elettronica e office - Keynote, Pages e Numbers.
A maggior ragione lo show vale una visita se non avete ancora deciso se un iPad fa al caso vostro...

martedì 23 marzo 2010

inchiostro simpatico


Un recente post di Autoritratto con Mele che parla di riconoscimento della scrittura utilizzando uno stilo mi ha portato alla mente uno cosa che scrissi due anni fa e che ho recuperato per l’occasione, dal titolo "inchiostro simpatico":

Non so quanti fra i lettori abbiamo avuto fra le mani un Apple Newton. Io l’ho usato nel 1997, quindici giorni prima che fosse ritirato dal mercato. Vale dunque la pena di ricordare che si trattava di un computer palmare, forse il primo, con schermo sensibile al tocco e capacità di riconoscimento della scrittura. Fu un aggeggio rivoluzionario e molte delle sue caratteristiche non sono ancora arrivate sui moderni sistemi operativi, come la capacità di trattare i dati come universali ad ogni applicazione, esattamente come avrebbe fatto un blocco note intelligente o, meglio, magico alla Harry Potter.
L’unica colpa del Newton fu di essere in anticipo sui tempi, quando al mercato un dispositivo del genere ancora non serviva (anche se io rimango del parere che il Newton 2100 fu ritirato proprio la stessa settimana in cui avrebbe iniziato ad avere successo). Alla fine degli anni novanta conobbe invece un successo di mercato Palm, un altro palmare, enormemente più modesto nelle caratteristiche e nella pretese, ma anche nelle dimensioni e nel prezzo. In seguito, con la rivoluzione dei telefoni cellulari le caratteristiche “intelligenti” dei palmari sono state incorporate dagli smart phone, ed è probabile che Newton tornerà a vivere in una futura evoluta edizione di iPhone.
In una cosa, però, il piccolo Palm di US Robotics era superiore a Newton: nella comodità di scrittura. La differenza fondamentale sta nel fatto che mentre Newton pretendeva di capire la scrittura naturale umana (operazione spesso difficile al genere umano stesso) ed addirittura di indovinare le parole scritte cercandole su un dizionario (con risultati spesso umoristici), il piccolo Palm si accontentava di insegnare all’utente una scrittura detta Graffiti e di obbligarlo ad usare quella.
Palm metteva poi assieme la parole unendo le lettere e non pretendendo di capirle. Alla prova dei fatti, Graffiti era un alfabeto molto semplice ed intuitivo da padroneggiare, e dopo una decina di minuti l’utente era in grado di scrivere velocemente e senza errori sulla propria tavoletta elettronica. Quando lo stesso Palm introdusse Graffiti 2, cercando di permettere all'utente di scrivere in modo più naturale, il livello di errore nel riconoscimento della scrittura crebbe a tal punto da rendere irritante scrivere con un palmare.
Si dice che lo sviluppo di Newton non sia mai cessato in Apple, e probabilmente è in corso nei laboratori bunker di iPhone ed iPod, ed i risultati saranno prima o poi sotto gli occhi di tutti. Ma una parte del DNA del Newton originale fa parte da tempo del codice di Mac OS. Si chiama Ink (inchiostro) e permette di scrivere non attraverso una tastiera, ma una penna appoggiata ad una tavoletta, di quelle usate dai grafici. Io ho una modesta tavoletta Wacom che risale ai tempi dei primi iMac (infatti è di color strawberry) ma funziona perfettamente, e di tanto in tanto, quando mi prende la nostalgia del Newton, mi diverto a scrivere qualche cosa “a mano”.


Siete curiosi di sapere come funziona? Vi propongo un esperimento in diretta. Ora prendo la tavoletta e scrivo due frasi proprio su questa pagina, promettendo di non compiere alcuna correzione a posteriori:

hello I am a Mac ad I understand your Wr, ‘ting
ciao io SOhO Un Mac e comprendo Ia tua scriltuza

(l’inglese funziona meglio perché Ink comprende i dizionari inglese, tedesco e francese -- non quello italiano).
Per scrivere il blog forse è meglio continuare ad usare la tastiera, a meno che implementino il Graffiti... ;-)

(Mac Lovers Blog, 18 gennaio 2008)

giovedì 18 marzo 2010

spotlight

Nel 1985 la memoria di massa del Macintosh, rappresentata da un floppy disk, era di 400 Kb. Su quel disco trovavano posto il sistema operativo, l’applicazione ed i documenti. Il Mac di oggi ha mediamente 1.000.000 di volte quello spazio. Eppure l’interfaccia che gestisce i file, cioè il Finder, è grosso modo la stessa.
È per lo più usando il Finder, attraverso la metafora delle cartelle e dei documenti, che l’utente organizza lo spazio in cui archivia i propri dati. Va da sé che archiviare milioni di documenti presenta problemi diversi dall’avere due cartelle con una dozzina di lettere, il che costringe l’utente ad una disciplina mentale ed un ordine che potrebbero invece essere un compito del computer.
Per aiutare l’utente a sopravvivere alla selva dell’ordinamento Mac OS X ha inglobato dal 2005 una tecnologia chiamata Spotlight che consiste in una ricerca evoluta dei documenti presenti sugli hard disk. Spotlight trova un documento che abbia un certo nome, oppure il cui contenuto comprenda una certa parola. La ricerca è piuttosto sofisticata, permettendo di restringere il campo ai documenti di un tipo preciso, per esempio cartelle, o immagini, o filmati, o documenti creati da una certa applicazione, come pure di cercare mail o appuntamenti o cose da fare.
Le ricerche possono essere salvate, creando cartelle smart che si aggiornano automaticamente. Personalmente ho cartelle smart per la ricerca di link, di immagini disco, di filmati, oppure di cose da sbrigare (cioè di documenti a cui ho arbitrariamente apposto l’etichetta di colore arancione)
Da molto tempo quando devo trovare un’immagine non faccio altro che aprire una finestra del Finder, selezionare “tutte le immagini” e poi digitare alcune delle parole che fanno parte del suo titolo. La stessa cosa vale, ad esempio per i testi.

Spotlight è una tecnologia di quelle che fanno la differenza - ancora una volta fra Mac OS e Vista o Linux. Però in questi cinque anni di vita è inspiegabilmente progredita troppo poco. Il Finder non è l’unico software ad avere problemi di organizzazione dei dati. Si pensi al world wide web: all’alba di internet sembrava normale scrivere a mano l’indirizzo di una pagina web, come http://www.netvibes.com/bluebottazzi , ma molto presto si è avvertita l’esigenza di un motore di ricerca che trovasse per noi i dati di cui abbiamo bisogno. Google è un motore di ricerca come lo è Spotlight, ma invece di frugare nel nostro hard disk cerca nell’intera, immensa ragnatela mondiale.
Le ricerche di Google sono molto efficienti: nel giro di frazioni di secondo stampano sul nostro browser decine di migliaia di risultati, ordinati secondo sofisticati criteri di rilevanza e cronologici.
Le ricerche di Spotlight sono invece molto meno efficienti. I tempi della ricerca sono variabili, fra “molto poco” e “un po’ troppo” (anche perché intraprende la ricerca prima che io abbia finito di digitare: si fa più bella figura a rispondere dopo aver ascoltato la domanda), fino a situazioni limite in cui la ricerca pare impallarsi.
Ma sono soprattutto inefficienti dal punto di vista dell’ordinamento dei risultati. Una ricerca semplice, cioè per un solo parametro di testo (per esempio: “Blue Bottazzi”) può essere motivo di grattacapi: i molti risultati sono mostrati come documenti del Finder e sono presentati tipicamente in ordine alfabetico. Oltre all’icona non mi forniscono alcuna informazione utile. Per frugare al loro interno sono costretto a selezionarli uno ad uno facendo una (comoda) anteprima premendo la barra dello spazio.
Molto più utile sarebbe ottenere una finestra simile a quella di Google: icona, informazioni di anteprima (per esempio parte del testo), e i pulsanti per restringere il campo di ricerca. Ma soprattutto ordinare i risultati per rilevanza: prima i documenti che presentino le parole cercate all’interno del titolo, poi nelle parole chiave e infine nel testo. E sotto-ordinati in ordine cronologico.

Va da sé che per rendere efficiente una ricerca è necessario fornire qualche informazione al ricercatore. Fin dall’inizio Spotlight ha accettato parole chiave sotto forma di commento, ma questa possibilità è immensamente sottovalutata dal Finder. Per inserire un commento l’utente deve selezionare il file, aprirne la finestra di informazioni (cmd-I), selezionare il campo dei commenti e finalmente digitare. Logica vorrebbe che queste informazioni fossero fornite al momento del salvataggio del documento stesso, nella apposita finestra che invece da 25 anni si limita a chiedermi il nome del documento e la sua posizione nell’hard disk. Perché non chiedere invece e soprattutto un commento (alias alcune parole chiave per la ricerca) e permettere eventualmente il salvataggio in un blob, uno spazio gestito a sua discrezione dal sistema operativo?

Macintosh permette anche di salvare le informazioni in programmi diversi dal Finder, come le fotografie in iPhoto, la posta elettronica in Mail, la musica in iTunes, e questi programmi sono molto ben integrati nel motore di ricerca del sistema. Ma questo sarà l’oggetto del prossimo post.

venerdì 5 marzo 2010

ciao Dave


Nel 1989 il Macintosh era il miglior computer che si potesse immaginare anche perché comprendeva HyperCard, un software tanto rivoluzionario quanto dimenticato che permetteva di disegnare letteralmente l’interfaccia del computer e dare vita ai suoi oggetti usando la lingua inglese. Il mio Mac si apriva in HyperCard, mentre il Finder lo usavo come programma di utilità che aprivo solo nel caso mi fosse necessario manipolare direttamente i file.Fra le altre cose HyperCard comprendeva una floating windows orizzontale che prendeva il nome di message box (o semplicemente the msg: grande HyperTalk!) in cui potevo impartire direttamente comandi del tipo “apri il tale programma” - o qualsiasi altra cosa.
Certo, anche i sistemi operativi precedenti, come MS-DOS o CPM o Apple DOS o Unix prevedevano bene o male un’interfaccia testuale a linea di comando. La differenza è che nella message box scrivevi in una lingua compatibile con l’inglese. In Apple II avevo ammirato le avventure testuali di Enrico Colombini, che rendevano il mio computer molto più umano. Tipo:
Vedo un gatto
“>> mangia il gatto”
Bleah, che schifo!

Mi sarebbe piaciuto poter parlare allo stesso modo al mio Apple II, del tipo “eccomi” o “esco”, per sentirmi salutare con un “arrivederci Dave”.
In seguito ho spesso desiderato una msg box come quella di HyperCard per i miei Mac successivi. Una finestra evocabile premendo mela-M in cui scrivere “apri Photoshop” oppure “mostrami la posta” o “apri l’ultimo documento”. Suppongo che non sia impossibile scrivere una simile applicazione usando AppleScript ma nessuno l’ha mai fatto. Immagino che il computer del futuro funzionerà (senza Finder) toccando gli elementi dello schermo ed impartendo ordini -- a voce o con la tastiera.
E immagino che il computer mi saluterà.

giovedì 25 febbraio 2010

formati


Ieri aprendo un vecchio libro ho trovato un foglio stampato dalla StyleWriter (era una stampante ad aghi pesante come un'utilitaria e robusta come una motrice diesel, che funzionava con l'Apple II).
Si trattava dell'elenco degli indirizzi stampato dall'archivio di AppleWorks del mio Apple //c (Ciccio) per trasferirli sul nuovo Macintosh 512K (il Fat Mac).
Mac godeva già di quel bel floppy disk da 3 pollici di plastica da 400 Kbyte della Sony, mentre Apple II aveva il floppy di cartone da 5 pollici. Incompatibilità hardware.

Oggi poche persone considererebbero un foglio A4 stampato come un mezzo efficiente per trasferire dei dati. Però se fossi riuscito a farlo in qualsiasi altro modo, ieri mi sarei negato il divertimento di leggere i nomi dei miei contatti degli anni ottanta.
La stessa cosa si potrebbe dire per la tavola dei comandamenti o la stele di Rosetta. Da meditarci.

sabato 6 febbraio 2010

FireFox


bello il nuovo FireFox 3.6


mercoledì 3 febbraio 2010

il computer invisibile


Una volta chi comprava un computer era un visionario innamorato della tecnologia che amava mettere le mani sotto il cofano, tanto che ogni computer era venduto con un Basic in memoria (Macintosh fu il primo computer a non averlo, ma solo perché aveva di meglio: HyperCard). Negli anni ottanta appartenevo felicemente a quella categoria.
Poi è venuto chi conosceva MS-DOS, chi conosceva lo Unix, chi deframmentava l’hard disk.
Se mi guardo attorno oggi i bisogni di chi usa un computer sono molto cambiati. C’è chi usa il gestionale in ufficio, c’è chi è un fotografo professionista, chi monta i film; c’è chi si collega a facebook, chi arriva fino a Google maps ed alla posta elettronica, chi scarica le foto dalla macchina digitale, chi scrive un blog, chi un romanzo e chi ama leggere una mailing list. In generale il grosso delle necessità gira attorno ad un net browser.
È evidente che per molti di loro / noi non serve un computer con Mac OS X, Windows 7 o Linux Ubuntu. Per la maggior parte degli utenti e degli usi un iPad è meglio di un PC. E non mi riferisco necessariamente all’hardware del grosso iPhone da nove pollici senza tastiera, ma al software, che permette di focalizzare le energie sullo scopo senza l’inutile inerzia dei dettagli.
Ho l’impressione che nel giro di poco tempo diventerà molto più frequente usare un iPad che un computer.
E che mentre iPad sarà il vero personal computer orizzontale, il computer con le finestre tornerà ad essere un oggetto di lavoro specifico (del fotografo, del regista, del programmatore…).
Anch’io non avrò bisogno di avere più di un Macintosh, mentre per tutto il resto iPhone ed iPad saranno perfetti.

martedì 2 febbraio 2010

la Macintosh


Conosco dei professionisti, stimatissimi nel loro campo, che lavorano con Macintosh da più di un decennio ma che quando parlano di Apple ancora dicono: “la Macintosh…”
Mi domando se fra dieci anni, quando ci saranno in giro più iPad di iMac, avranno finalmente imparato a dire la Apple

lunedì 1 febbraio 2010

monday morning quarterback


Il web è un concentrato di commissari tecnici. Di esperti universali di informatica. Di nostradamus tecnologici. Non solo il web naturalmente: anche gran parte della stampa; ma lì almeno riempiono di lettere le pagine bianche per portare a casa uno stipendio.

Garry Posterous è andato a rivangare cosa è stato scritto all'indomani della presentazione di iPod. Le mie preferite sono: "senza futuro", "il denaro vero è nel...", "se Apple fosse furba..." e via discorrendo...
Nel frattempo Apple è diventata l'azienda tech più influente del secolo, iPod un fenomeno che ha surclassato il walkman degli anni ottanta, iTunes il sistema di business che tutti vorrebbero imitare senza avere la più pallida idea di come fare.
La cosa che mi sorprende di più è che questi oracoli continuino nonostante tutto a vaticinare.
Dopo tutto, chi legge i giornali di ieri?

P.S.: la cosa different di Apple è che non si basa sulle indagini di mercato per creare i propri prodotti. Chi avrebbe inventato il personal computer, il Macintosh ed iPod andando a chiedere alla gente se ne avvertissero la necessità? O anche il web, se è per questo.

domenica 31 gennaio 2010

OS3


Una delle novità ventilate per l'evento della presentazione di iPad era la versione 4.0 del sistema operativo di iPhone e dei device mobili di Apple. Il sistema è invece la versione 3.2 dell'OS.
Quando Apple II GS fu presentato alla stampa nel lontano 1986 era un Apple II tutto nuovo, ma il sistema operativo che ne avrebbe sfruttato tutte le caratteristiche, il GS OS, non era ancora pronto e gli fu fornito la versione a 16 bit dell'allora attuale ProDos, il sistema di Apple II.

Mi piace immaginare che la stessa cosa sia avvenuta per iPad. Il sistema operativo è lo stesso di iPhone ed iPod, ma ci sono alcuni dettagli che mi lasciano credere che qualche cosa manca.
Per esempio la springboard (il Finder di iPad), cioè la vista ad icone, mi sembra un po' rudimentale. E la mancanza, ad esempio, della gestione di account utente, che in una macchina che è a tutti gli effetti un laptop sono essenziali.
Vogliamo scommettere che appariranno quanto prima con OS4?

sabato 30 gennaio 2010

iPad e privacy

Durante la presentazione di iPad non si è visto nulla che possa far presumere che esista la possibilità di creare diversi account utente. Esattamente come non esistono utenti in iPhone e nel suo OS3 (lo stesso sistema operativo usato da iPad). Ma mentre iPhone è un telefono, e come tale un oggetto che tende ad essere personale, iPad è anche - fra le tante cose - un giornale elettronico. Che contiene però anche tutta la mia corrispondenza ed il mio browser internet, che porta in memoria, per mia comodità, tutte le mie password per esempio di acquisto.

Se un amico mi chiede: “posso dare un’occhiata al giornale?” io di solito non gli metto in mano anche tutta la mia corrispondenza, professionale e privata. Allo stesso modo in cui non tengo le mie lettere private in evidenza sul tavolino all’ingresso di casa o dell’ufficio.

Il mio iPhone è protetto da una password d’accesso, al prezzo della scomodità di doverla introdurre in continuazione. È più difficile pensare di poter fare la stessa cosa con un accrocchio che è anche lettore di libri, film, di fotografie.
Quello che mi piacerebbe trovare in iPad non è una banale password di accesso, ma la possibilità di fornirne una per applicazioni che contengano dati sensibili, come Mail.
Al momento non esiste nulla del genere (credo che se ci fosse ce l’avrebbero mostrata), ma ritengo che sia essenziale dotare iPad di un sistema di controllo della privacy dei dati.

giovedì 28 gennaio 2010

iPad


Lo abbiamo atteso dal febbraio 1998 (anno di cancellazione di Apple Newton). Ora che è tra noi cerchiamo di capirne le potenzialità. Apple iPad è:

- un web device: la pietra tombale dei note book. Chi usa il personal computer per navigare e per la posta non deve più ricorrere a delle macchinette da uovo di pasqua ma allo stesso prezzo ha il più bello ed il più moderno degli oggetti;

- è il GooglePC. Ora che esiste iPad, the Big G andrebbe contro alla sua filosofia di cloud computing a volere creare hardware per conto proprio - basta passare per Safari o al limite basta installare Chrome; un G-Pad rischierebbe di fare la stessa figura del G-phone…

- è il cloud computing. Non c'è nessun motivo per cui io debba avere un gestionale sul PC collegato in tempo reale alla rete aziendale, quando posso lavorare direttamente su una web-app;

- è il famoso computer invisibile casalingo. È il libro computer dei film di fantascienza;

- è il knowledge navigator preconizzato nel 1987;

- è l'editoria elettronica (e la pietra tombale di Amazon Kindle) con la speranza di prospettive di sviluppo di una editoria indipendente che potrebbe distribuirsi solo per via digitale, saltando i canali tradizionali;

- è un Fat iPod (peccato che durante la presentazione non abbiano mostrato le nuove copertine degli album). Posso tenere aperta la mia copertina mentre trasmette musica all'hi-fi via wireless;

- è un laptop (molto cool), con Pages, Keynote, Numbers, Bento. Tutto l'office e volendo anche una tastiera vera;

- è un lettore portatile di film;

- è il famoso home computer, il C64 del nuovo millenio, con tutti i giochini (che provvederò subito a travasare da iPhone ad iPad);

- è il più bel quaderno dall'invenzione della scrittura.