lunedì 23 agosto 2010

librerie e bancarelle


Prima dell’era digitale la funzione di un oggetto era generalmente evocata dalla sua forma. Gli attrezzi avevano uno scopo specializzato, “verticale”: la TV era una TV, un giornale il giornale, ed un libro un libro: magari potevi scrivere un appunto sulle pagine bianche, ma non per questo si trasformava in un quaderno.
Oggi quell'oggetto digitale perfetto che è iPad ha mille anime, incarnate dai programmi che facciamo girare: iPad diventa un palcoscenico per i film, un quotidiano, il libro di moda, un porta fotografie, uno strumento di scrittura, un navigatore del web, una consolle di video giochi, un impianto stereo ed infinite altre applicazioni, limitate solo dalla fantasia degli sviluppatori.
In questo post valutiamo la natura di lettore di libri (e riviste elettroniche) di iPad. Già in passato più volte si era tentato di creare lettori elettronici per libri, tanto che è stato messo a punto un formato ufficiale di libri elettronici (alias e-book) che prende il nome di ePub - che sta per pubblicazione elettronica. Oltre, ben inteso, al sempre attuale formato pdf (portable document format) di Adobe. Il primo tentativo di una certa rilevanza di dare un mercato ai libri elettronici è stato quello di Amazon, forte della sua natura di negozio sul web di libri e dischi che vengono spediti per posta. Amazon ha creato Kindle, un leggero lettore di e-books in bianco e nero (e di alcuni quotidiano americani), che ha avuto più rilevanza mediatica che clienti. I milioni di esemplari di iPad già venduti, uniti alla potenza di un Apple Store on line già ben collaudato dalla vendita di canzoni, ha fatto all’istante di iPad il leader indiscusso di questo mercato. Alcuni recensori si sono baloccati a confrontare fra di loro i pregi ed i difetti di iPad e Kindle, ma è sufficiente prendere in mano entrambi per coglierne il ben differente sex appeal.
iPad è fornito di un programma per la lettura di e-book che si chiama… iBooks. iBooks permette di leggere libri in formato ePub o in formato pdf, presenta uno scaffale in cui raccogliere i libri che abbiamo caricato e che restano sempre disponibili e mette a disposizione uno store, cioè un negozio, per l’acquisto di libri, alcuni dei quali a prezzo zero. Non è però obbligatorio acquistare i libri dallo store: possiamo porre sullo scaffale di iBooks qualsiasi libro in formato ePub o pdf, quale ne sia la provenienza, trascinandolo sulla copia di iTunes del computer da cui sincronizziamo iPad.
Lo store messo a disposizione degli utenti italiani di iPad non può però ancora essere definito un negozio: più esatto sarebbe definirlo una bancarella. I grandi editori nazionali non si sono ancora convinto a saltare il fosso dell’editoria elettronica, mentre i piccoli, che certamente sarebbero più stimolati a farlo, probabilmente non sono ancora neppure stati consultati da Apple Italia. Resta una quantità di testi di pubblico dominio, cose come l’onnipresente Pinocchio di Collodi, oppure opere di Pirandello, Cervantes, Edgar Allan Poe e via discorrendo: meno di quello che troveremmo su una qualsiasi bancarella di fiera di paese. Non solo, ma lo store pare non possedere neppure quella che sembrerebbe l’opzione di ricerca più ovvia: quella per lingua. Così si trovano mischiati sugli stessi scaffali testi italiani, inglesi, francesi, tedeschi o magari… giapponesi. Non molto comodo.
Si diceva di Kindle. Non è necessario compiere una scelta fra iPad e Kindle, perché iPad può trasformarsi nel secondo semplicemente scaricando l’app (gratuita) Kindle da Apple Store, e con essa collegarsi al negozio di Amazon. Qui la scelta è decisamente più interessante, ma anche qui in mancanza di un Amazon italiano ci si collega a quello americano, e i testi sono tutti in inglese. La cosa potrebbe comunque andare benissimo per i testi tecnici, come quelli informatici o di programmazione. Sorprendentemente però gli e-books di Amazon costano non meno (come sarebbe logico) ma addirittura di più di quelli di carta. Dal momento che le copie elettroniche sono a costo zero, l’unica spiegazione è in una bizzarria del marketing, probabilmente per mancanza di fiducia, per ora, dell’opzione elettronica.
Suppongo che per un editore abituato a stampare i libri sulla carta, il timore che incute l’editoria elettronica sia quella di soffocare un mercato che funziona rischiando di non conquistarne uno ricco di incognite. Io penso al contrario che la possibilità di leggere su iPad sarebbe un potente bonus per le vendite. Questo non tanto per la maggior o minore comodità di leggere su uno schermo che su carta, che è opinabile (personalmente preferisco reggere l’iPad di un libro tradizionale, perché mi piace il fatto che essendo illuminato io non abbia bisogno di alcuna luce, per esempio a letto, come mi piace avere sotto mano la mia intera libreria anziché dover cercare un libro che non si trova) quanto per la facilità dell’acquisto. Poniamo di sentir parlare o di leggere di un titolo che per qualche motivo ci stimola la curiosità. La differenza fra i due mondi è nel primo caso quello di trovare il momento di andare in libreria, ricordarci del libro, cercarlo ed infine eventualmente acquistarlo. Nel secondo quello di aprire all’istante lo store e senza porre tempo in mezzo acquistare il libro con un solo, compulsivo, click. Dico compulsivo perché l’acquisto si fa senza aprire il portafogli (dal momento che il negozio già conosce la nostra carta di credito) e l’esperienza dell’app store dimostra che se il prezzo è abbastanza modesto non abbiamo resistenze a farlo. Con tutto vantaggio per gli alberi che non devono essere abbattuti per dare carta, e per gli editori che non hanno spese di stampa né tanto meno di trasporto.
iPad non si limita però a libri elettronici che simulano quelli reali, ma da più parti si vedono innovative proposte per libri che sfruttano l’interattività propria del mezzo digitale. Per esempio una neonata realtà nazionale è quella di quintadicopertina di Fabrizio Venerandi che sperimenta libri interattivi, con diverse opzioni creative: dal libro gioco a romanzi che permettono più percorsi narrativi o più punti di vista di lettura. Uno dei primi di questi libri è opera di un autore di culto dell’informatica degli anni ottanta, quell’Enrico Colombini che chi ha acquistato il proprio primo personal computer almeno da vent’anni ha conosciuto per le sua avventure testuali in italiano, come la celeberrima Avventura nel Castello (per PC e Apple II) o l’Apprendista Stregone.
Colombini è riuscito nella impresa impossibile di creare un libro gioco della dimensione di un romanzo che facendo uso degli ipertesti messi a disposizione dai formati ePub o pdf riesce a simulare l’intelligenza artificiale di un software di avventure. Locusta Temporis è il titolo di quello che definire libro-gioco è riduttivo. Una appassionante storia interattiva che ci trasporta dove solo la fantasia può giungere. Il lettore deve armarsi di pazienza ed attenzione e non arrendersi quando le situazioni gli appaiono senza una via d’uscita: insistendo, magari prestando orecchio agli indizi che spesso quel sadico di Colombini semina nel testo, in cambio il divertimento è assicurato a lungo (nel mio caso almeno un mese), e non si può immaginare in quali posti la locusta del tempo sarà in grado di portarci. Il libro è talmente ben fatto che per una volta sarebbe davvero il caso di esportarlo, debitamente tradotto, sul mercato americano. Sarebbe inutile cercare Locusta Temporis su Apple Store. Il libro va acquistato (al prezzo di pochi euro) sul sito dell’editore Quintadicopertina, in formato ePub o pdf e poi portato su iPad tramite iTunes. Può essere letto tramite iBooks, ma ho verificato che il miglior funzionamento avviene facendo leggere la versione pdf da quell’ottima app per la lettura che è Good Reader.

Sul prossimo post: iPad come lettore di riviste elettroniche… - continua

Nessun commento:

Posta un commento