lunedì 27 settembre 2010

kindle


Se il negozio italiano di libri di Apple è ancora vuoto in modo desolante, non è comunque detto che ci sia preclusa la possibilità di leggere libri su iPad. Innanzi tutto qualsiasi e-book acquistiamo (o comunque possediamo) può essere portato su iPad per essere letto con iBook con il semplice gesto di un drag & drop su iTunes.
Ma oltre a questa possibilità non da poco, esiste almeno un altro grande negozio di libri in iPadlandia: niente meno che Amazon USA. A differenza di Apple, Amazon non si fa problemi a mettere a disposizione dell'utente italiano il catalogo del proprio negozio. Lo fa tramite un'applicazione - Kindle - che realizza un lettore Kindle virtuale su iPad. Con il vantaggio, rispetto al lettore hardware dallo stesso nome, di vedere i libri a colori anziché in bianco e nero.
Si scarica gratuitamente Kindle da Apple Store, ci si registra e da quel momento si è pronti ad acquistare libri (ce ne sono anche di gratuiti) da quello che probabilmente è il più fornito negozio di libri al mondo. Ovviamente bisogna adattarsi alla lettura in inglese: se in negozio ci sono libri in italiano io non li ho trovati.
Se la lingua inglese può rappresentare un problema per i romanzi, diventa quasi un vantaggio per i testi tecnici (per esempio: informatici) o, per restare nei dintorni dei miei gusti, musicali. Ci si risparmia infatti le imprecisioni della traduzione.

Kindle (l'applicazione) ha un'interfaccia molto gradevole, a mio parere più piacevole non solo di quella di iBook ma della stessa carta stampata. Ormai quella di leggere a letto da iPad, magari a luce spenta, per me è già diventata un'abitudine.
Fin'ora ho scaricato "Conversation with the Dead: the Grateful Dead interview book", e due manuali di iPad, che mi sembra molto coerente leggere sul piccolo schermo. Oltre ad un New Oxford American Dictionary gratuito. Dopo l'acquisto si trova sull'applicazione il link per scaricare il libro, molto rapidamente persino in collegamento 3G. Il pagamento avviene ovviamente con carta di credito.

Il lato più piacevole della cosa è il fatto di poter acquistare all'istante, anche in piena notte dal proprio letto, appena si sente il desiderio di leggere, senza dover aspettare l'indomani per andare in libreria. Su questo le case editrici nazionali dovrebbero riflettere.

domenica 19 settembre 2010

il computer per il resto di (#2)


Tempo fa regalai a mio padre un iMac, il bel modello bianco con la base a panettone. Ne sembrava entusiasta: volle sapere come usarlo come macchina per scrivere, si fece spiegare come funziona un foglio elettronico (ma non riuscii mai davvero a spiegargli a cosa serve un foglio elettronico), si interessò a iPhoto, che contavo di usare come rimpiazzo delle stampe delle foto della nipotina, senza però mai troppo successo.
Alla fine la cosa che gli piaceva di più era infilare CD, probabilmente perché era la cosa che più si avvicinava alla sua esperienza d'uso di lettore di DVD, strumento quello che gli risultava intuitivo, a differenza del computer. L'epilogo lo avete intuito: quell'iMac giace da tempo inutilizzato.

Oggi mio suocero ha usato il mio iPad, lo stesso con cui sto scrivendo questo post. Gli è piaciuta l'esperienza di browsing delle fotografie, si è divertito a batterlo a Scopa, e quando infine si è messo a parlare in dialetto con il gatto di Talkin Tom ha esclamato: "al vöri anca mì chel ròb chi".
Non ho dovuto parlare di log-in, di finestre, di menù, di applicazioni. Tutto intuitivo anche per la sua esperienza.
Credo che Steve Jobs abbia visto lontano.

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lunedì 13 settembre 2010

dopo qualche migliaio di chilometri


"Da quando ce l'ho in mano, il mio iPad ha percorso diverse migliaia di chilometri. Così, dopo un utilizzo abbastanza intenso, riflettevo ieri -in treno, mentre lo usavo- su come alla fine abbia cambiato le mie abitudini di interazione in modo diverso da quanto mi aspettassi leggendo le prime recensioni americane.
Trovo molto comodo e facile scrivere sulla tavoletta (quest'estate per gioco ci ho scritto un'intera novelette da diecimila parole, in spiaggia per lo più) e Pages è l'applicazione ideale per farlo. Ma, soprattutto, quando mi trovo sul web con un computer mi sembra assai macchinoso fare certe operazioni semplici. L'ipad è sempre lì, lo prendi, è pronto, lo metti nello zaino e dorme.
Insomma davvero un buon feeling. Non ci avrei scommesso, all'inizio
".

Letto su Blog Notes, il blog dello scrittore Giuseppe Granieri. L'intero post può essere letto qui.

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lunedì 6 settembre 2010

getting things done

Parlando di produttività su iPad nel post precedente, ho rimandato il discorso sulla scelta della applicazione di Getting Things Done, cioè crearsi una lista di cose da fare nel modo più produttivo possibile. Le applicazioni di GTD su Mac sono molte e la scelta non è facile, specie non potendo in generale provarne più di alcune.
Un programma di GTD per funzionare deve essere usato, è lapalissiano; ma per poter essere usato deve essere in grado di soddisfare qualche requisito: (1) deve avere un’interfaccia veloce ed intuitiva, per prendere note e appunti rapidamente senza perdersi né perdere tempo; ma (2) deve anche essere utile, cioè possedere una potenza sufficiente a creare progetti di qualche complessità. Deve insomma essere bravo a nascondere sotto il cofano la propria complessità. In più è auspicabile che sincronizzi le informazioni fra computer (Mac), iPad ed iPhone, perché è alla fine con il telefono che andiamo in giro ed è importante che sia possibile leggervi a colpo d’occhio le cose da fare al momento, oltre alla possibilità di aggiungervi note al volo.
Infine un programma di GTD inevitabilmente ci costringe almeno un poco ad una certa disciplina di lavoro, ed è importante che sappia convincerci a farlo.

In passato su Mac non ho mai trovato un programma di GTD che mi soddisfacesse, anche perché ho sempre sperato che venisse da Apple qualche cosa che mettesse assieme in modo efficiente le informazioni di iCal, Notes e Mail. Ma nessuno di questi programmi ha mai avuto sviluppi troppo significativi dal giorno in cui è stato presentato.

Dopo molta navigazione nello store, i due programmi finalisti sono stati Things e OmniFocus, purtroppo entrambi anche i più costosi fra tutti quelli disponibili (rispettivamente 15.99 ed 31.99 euro, fra le applicazioni più costose su Apple Store).
Avevo provato la versione di prova di entrambi su Mac in tempi precedenti, ma senza appassionarmene, anche per via di un aspetto grafico non sufficientemente gradevole (lo ammetto, sono un esteta dell’interfaccia, ma perché sono convinto che bellezza ed efficienza vadano a pari passo). Inoltre OmniFocus da l’impressione di essere oltre che troppo costoso anche troppo complesso.
La versione di Things per iPad è invece piuttosto elegante, ed ho deciso per quella. L’utilizzo di Things è apparentemente così semplice da portarmi a tutta prima quasi a pentirmi della spesa; salvo poi scoprire che dietro l’interfaccia immediata si nasconde una potenza più che sufficiente. Si possono creare note volanti, ma anche Progetti e Ambiti di lavoro, in modo molto naturale e senza alcun obbligo. Ogni cosa “da fare” si sposta in modo intuitivo (su Mac con il drag and drop) e ci viene proposta una lista di cose da fare del giorno e una in ordine cromnologico. In più si sincronizza “abbastanza” con iPhone. Scrivo abbastanza perché a tutt’oggi la sincronizzazione avviene solo in wi-fi da Mac con iPad ed iPhone, ma i programmatori stanno lavorando alacremente ad una versione universale che sincronizzi tramite il cloud computing. Certo, per usarlo su tutte le piattaforme bisogna acquistare tre volte Things...
In Things per iPad quello che mi manca è una visione a calendario: non credo sarebbe impossibile mostrare un calendario che fonda le informazioni di iCal e quelle di Things. Inoltre forse mi farebbe piacere un outliner, ma forse lo penso solo per abitudine. La versione di Things per Mac ha meno sex appeal grafico ma funziona bene. Anche qui, sarebbe auspicabile la possibilità di visionare da una sola finestra il calendario di iCal e le mail. Things per iPhone, infine, fa esattamente quello che deve fare: mostrare gli impegni ed permettere annotazioni.
Per inciso, aggiungo che su iPhone ho affiancato a Things un programmino di note molto comodo, Awesome Note, che permette di scrivere note volanti ma anche liste, per esempio della spesa, o informazioni di altro tipo (io uso il diario di viaggio nei miei tour motociclistici) per task banali per cui non vale la pena di mobilitare la famiglia Things.


giovedì 2 settembre 2010

produttività

iPad non è solo tutte le cose meravigliose che abbiamo descritto nelle “prove su strada” dei recenti post. È anche un personal computer a tutti gli effetti, le cui poche limitazioni sono per lo più inserite artificialmente allo scopo di non sovrapporlo (per ora) al remunerativo mercato dei computer portatili: i MacBook. Rispetto al PC tradizionale iPad ha il grande pregio di rendere invisibile il sistema operativo: il computer è pronto all’istante, si spegne all’istante ed ogni programma si apre in modo intuitivo toccando una seducente icona.
Il vantaggio per l’utente è che iPad ha eliminato la necessità di gestione dei file.
Lo svantaggio è che non l’ha sostituita con nessun altro metodo.
Da un certo punto di vista con iPad mi par di tornare ai tempi del mio primo glorioso Apple //c, un bel computer la cui memoria di massa era costituita semplicemente da un floppy disc di cartone. Quando infilavo il floppy, sistema operativo, applicazione e documenti erano tutti li. Quando infilavo il floppy di un altro applicativo, i documenti del primo non c’erano più.
Quando negli anni ‘90 Apple mise sul mercato il proprio primo dispositivo palmare, lo straordinario Apple Newton, questo consisteva grosso modo in un blocco di appunti con un blob di dati su cui i vari applicativi potevano mettere le mani. Il sistema operativo di Newton era orientato ai documenti. Al contrario, in iPad ogni applicazione ha un suo preciso spazio dalle cui barriere non può uscire. In questo spazio stiva i propri dati ed i propri documenti, e da qui non può uscire, più o meno come accadeva sul citato Apple // (o su MS DOS). iPad è orientato ai programmi. I vantaggi di questo metodo sono quelli di una grande solidità (al massimo può bloccarsi e collassare una applicazione mal scritta senza disturbare le altre) e della grande facilità d’uso. Gli svantaggi? Gestire progetti complessi si fa un po' complicato.
Fino a che si tratta di film, fotografie, libri, riviste, giochi non c’è problema. Quando invece si desideri ottenere il massimo della produttività utilizzando un iPad al posto di un computer tradizionale, con qualche ostacolo ci si può scontrare.
Quando misi le mani sul mio primo Macintosh, praticamente il primo modello (un 512 K o FatMac), restai conquistato dalle killer app con cui arrivava. Naturalmente MacWrite, MacPaint e MacDraw (e più tardi Word e Multiplan - il papà di Excel) ma anche programmi che non avevo immaginato prima, come Think Tank, un outliner che nel tempo sarebbe diventato More (poi via via evoluto in qualche modo fino all’attuale Adobe Flash alo stesso moto in cui il T-Rex si è evoluto negli attuali passerotti). Da quando uso iPad sto cercando una killer app dello stesso tenore.
Naturalmente ho scaricato la suite di ufficio di Pages (scrittura), Numbers (foglio elettronico), Keynote (presentazione), Bento (data base). Programmi straordinari, che permettono di creare documenti formattati in moto sofisticato anche con iPad senza nulla invidiare al personal computer. Il problema è che non mi è mai capitato di desiderare di formattare documenti in modo sofisticato su un iPad. Quello che mi serve è più un programma che mi permetta di concentrarmi sulla sostanza (idee, progetti, appunti, programmi) che sulla forma (la formattazione - oltre tutto iPad al momento non prevede la stampa). Sono molto soddisfatto dei programmi della suite di ufficio, ma li uso più per consultare e modificare documenti già creati sul Mac che per crearne di nuovi.
Mi serviva innanzi tutto un programma di scrittura più agile e più “serbatoio d’idee” (think tank) di Pages. I programmi del genere sullo store sono centinaia, se non migliaia, ed è difficile decidere quale sia il migliore senza aver modo di provarlo. La buona notizia è che i programmi costano comunque pochi euro, e dunque qualche tentativo lo si può fare. Sulla scrittura la app che ho trovato più confacente alle mie necessità è Notebooks, che mi permette di scrivere appunti su un “foglio di carta” ed eventualmente di raccoglierlo in progetti (che il programma definisce “books”). Una seconda app, Adobe Ideas, mi permette di raccogliere anche note disegnate a complemento di quelle scritte. La limitazione è che i documenti realizzati con le due distinte app non possono, come spiegavo, essere raccolti in progetti, o cartelle, unitari. Esistono programmi che permettono di scrivere e disegnare, come Notepad Pro, ma fanno male entrambe le cose.
Dropbox mi permette di consultare documenti dalla dropbox del mio computer ed eventualmente aprirli anche con Notebooks o Pages o Numbers. Bento è il mio data base, semplice ma salva-tempo ed intuitivo. Per chi necessità di gestionali complessi è già disponibile l’accoppiata vincente di FileMaker Pro in versione Mac e iPad che copre le esigenze più professionali e aziendali.
MaxJournal è un diario che permette di scrivere qualche cosa su ogni giornata e può essere protetto da password (mi chiedo perché non si possa fare lo stesso con Mail…). La limitazione è che non ha alcun rapporto con iCal (il programma di agenda di iPad), ed il risultato è che non lo uso mai.
3banana è un programma gratuito di note. Esiste già un ottimo programma nativo di note, Note appunto, ma siccome si può sincronizzarlo con le note di Mac e di iPhone, resta l’esigenza di un programma di note da “non” sincronizzare. 3banana allo scopo è perfetto.
Blogpress è un agile programma per aggiornare i blog da iPad. Ovviamente dovrebbe essere possibile farlo direttamente da Safari mobile, ma siccome l’interfaccia di blogspot non funziona sempre perfettamente, risulta più comodo farlo con l’economico Blogpress.

Scoperti tutte queste applicazioni, mi restava la necessità (a proposito di “serbatoio d’idee”) di una app che mi aiutasse a organizzarmi. Getting Things Done (GTD), di “fare le cose”, come si usa dire in inglese. Qui la scelta è veramente tanta e sul prossimo post racconterò di come ho risolto io.