giovedì 21 ottobre 2010

Back To The Mac - Ritorno al Macintosh


Il ritmo evolutivo dell’innovazione in casa Apple ha superato la velocità del suono. Neanche il tempo di assimilare iPhone 4, iPad, iOS 4, che arriva l’Apple special event Back To The Mac, "Ritorno al Mac". L’occasione di sbirciare il futuro di Macintosh è quanto mai puntuale perché se è vero che la quota di mercato di Macintosh è in trend continuamente positivo (un computer ogni cinque venduti è un Mac, e si tratta abitualmente di macchine di classe e prezzo assai superiori alla concorrenza), anche per merito dell’effetto traino di iPhone ed iPad, era però giunto il momento di rassicurare sviluppatori e utenti evoluti (i cosiddetti early adopter che in qualche modo hanno influenza sulle scelte degli altri) sull’immutato impegno di Apple sul proprio prodotto più classico e professionale.
È stata una sbirciata più che rassicurante: la più recente versione del sistema operativo di Macintosh (Snow Leopard) aveva riguardato più il motore che una interfaccia utente, simile nelle sue linee generali dal 2002, anno di esordio di Mac OS X. Del sistema operativo prossimo venturo, 10.7 o Lion (il "Re della Foresta", e come tale il più importante dei felini, deputato naturale a rappresentare la versione “definitiva” di Mac OS X), sono state mostrate le linee guida di un’interfaccia che ha fatto tesoro dell’esperienza di iOS (il sistema operativo di iPhone ed iPad) per una crescita in senso moderno della classica interfaccia Finder e finestre.
Se l’uso delle finestre era non solo una rivoluzione ma una necessità in un computer del 1984 il cui schermo aveva una dimensione di 640 per 480 pixel, l’esperienza di iPad ha dimostrato che oggi lavorare a tutto schermo è più piacevole e più efficiente.
Ragion per cui Lion ha adottato una opzione di lavoro a tutto schermo a livello di sistema, caratteristica che in precedenza era limitata alla buona volontà di alcune applicazioni. Inoltre da iPad ha ereditato la vista a pieno schermo delle icone delle applicazioni (il “muro di icone” che prende il nome di Launchpad) ed una seconda schermata (Mission Control) che riassume in una visione d’assieme tutte le attività in corso sul Mac: applicazioni attive, documenti aperti, spaces e persino le mini-app di dashboard.
Non è tutto: da iPad ed iPhone Macintosh ha anche mutuato il negozio on-line di applicazioni. Un’idea vincente come App Store non poteva restare lettera morta per le applicazioni di Mac OS, che avrà quanto prima, molto prima di trovare Lion nei negozi, il proprio negozio di applicazioni, Mac App Store, non in monopolio ma in alternativa ai tradizionali canali di vendita, fisica o telematica, di software.
Mac OS X 10.7 Lion non è alle porte, e non sarà sugli scaffali prima della prossima estate. Ragion per cui altro non è stato mostrato, molto lavoro è ancora da compiere e probabilmente alcune decisioni sono ancora da prendere. È certo che anche il motore di ricerca di Spotlight godrà della rinnovata interfaccia, e molto altro ancora che ci verrà mostrato nel corso dei prossimi mesi, a noi utenti e soprattutto agli sviluppatori che vorranno aggiornare le applicazioni per Lion.
Però le linee guida del sistema operativo prossimo venturo sono dichiarate, promettono bene e personalmente ancora una volta non vedo l’ora di poter lavorare e giocare al nuovo livello evolutivo del Macintosh.

Ma non è stato tutto: non è solo il software che mira a creare un ponte, un continuum senza soluzione di continuo fra l’esperienza d’uso di iPad e di Mac, ma anche l’hardware è orientato nella stessa direzione. Sono già in vendita da oggi i nuovi sottilissimi portatili MacBook Air, con schermo da 13 e da 11 pollici e con hard disk a memoria solida (niente parti in movimento, enorme velocità di accesso e di boot, ma anche minor disponibilità di spazio d’archiviazione rispetto agli altri MacBook). Il MacBook Air da 11”, in particolare, è molto vicino per prezzo (999 € vs 799) e caratteristiche all’iPad da 16 Gbyte. Ed allo stesso prezzo del MacBook “bianco”.
Un’imbarazzo nella scelta che può essere risolto dall’analisi dei propri bisogni: come computer unico sarà avvantaggiato MacBook, che ha un hard disk da 250 GB contro i 16 degli altri due, anche se non si può escludere la scelta alternativa di un iPad. Come portatile da affiancare ad un fisso, valida la scelta di iPad per bisogni più consumer (internet, lettura, foto, video, documenti semplici) e di MacBook Air per chi necessita, magari professionalmente, di tutta la flessibilità del Mac OS.
In ogni caso un MacBook Air alimentato da Mac OS X Lion sarà un vero killer!

Un’ultima osservazione sullo schermo multi-touch che ci fornisce linee guida precise per il futuro: Steve Jobs afferma che per essere comodo da usare lo schermo multi-touch deve essere orizzontale, come quello di iPad. Su un computer tradizionale si può avere, ma tramite l’uso della trackpad (orizzontale, appunto), come sul MacBook. Non potremmo essere più d’accordo.

One more thing. All’evento è stato mostrata anche la nuova suite di applicazioni di iLife, vale a dire i nuovi iPhoto, iMovie e GarageBand, notevolmente aggiornati, e gli stessi iWeb ed iDVD. Sono già in vendita, li ho già acquistati, per cui ne scriverò a ragion veduta, dopo una ragionevole esperienza d’uso.

sabato 16 ottobre 2010

iPad: il manuale che c'è


Da tempo i prodotti Apple arrivano senza manuale nella scatola perché sono così intuitivi che, come recitava una delle pubblicità del Macintosh degli anni ottanta, il manuale non serve. Ma ciò non significa che il manuale non esista: in realtà può essere scaricato in formato pdf dal sito Apple sotto la linguetta "supporto" - e poi letto - ovviamente - su iPad.
Un'unica domanda: perché in Apple nessuno ha pensato di mettere i manuali sul desolante iBook Store?

Il manuale italiano di iPad è qui e la pagina da cui accedere a tutti gli altri è questa.

giovedì 14 ottobre 2010

iPhoto


I cambiamenti della transizione da fotografia analogica a fotografia digitale più evidenti all’utente sono (1) il fatto di avere a disposizione un numero di scatti molto più elevato, grazie alla liberazione dalla dipendenza da una pellicola limitata e dai costi dello sviluppo, e (2) il fatto che gli scatti non sono più presenti fisicamente come negativi archiviati in una scatola e fotografie in un portafoto, bensì come documenti elettronici in qualche parte di un computer.
I vantaggi del digitale sono che gli scatti costano pochissimo e sono "tanti", gli svantaggi che sono "troppi" e che è difficile trovare una particolare fotografia. E che non è impossibile da perdere in modo irremediabile l’intero archivio delle nostre fotografie.
All’utente Mac (ed al suo subset utente iPad) viene in soccorso l’applicazione iPhoto, che fa parte della suite di programmi di iLife fornita gratuitamente con ogni computer.
iPhoto ha le capacità di archiviare senza difficoltà una grande quantità di scatti e di compiere modifiche di base delle foto, come la correzione dei colori, il ritaglio e il raddrizzarle. Per modifiche più sostanziose iPhoto mette comunque a disposizione un menu attraverso il quale far correggere le foto da un programma più potente, come potrebbe essere Adobe Photoshop Elements.
iPhoto comprende anche mezzi di stampa della fotografia, sia in locale che attraverso i servizi Apple (in realtà Kodak), anche di libri fotografici di notevole complessità e bellezza. Inoltre le foto -- tutte o solo foto selezionate -- possono essere sincronizzate o condivise con iPad o servizi cloud come MobileMe, Facebook, Flickr.
Per agevolare il lavoro di ricerca nell’archivio fotografico iPhoto divide le fotografie in eventi, tipicamente rappresentati da un "rullino virtuale" o, a scelta (vedi le preferenze) dalla data di scatto della foto. Inoltre utilizza un sistema di riconoscimento dei volti e un sistema di localizzazione geografiche degli scatti.
Conscio della pigrizia dell’utente comune, iPhoto cerca di automatizzare il più possibile ognuna di queste operazioni, ma per tenere un archivio in ordine ed efficiente è opportuno che un certo lavoro manuale venga comunque effettuato.
Un archivio in ordine è un archivio in cui sia facile trovare una foto fra tante migliaia e per riuscirci è meglio darsi qualche regola.

Regola numero uno: è giusto fare tante scatti perché qualcuno riesca bene, ma è inutile conservarli tutti, compresi quelli venuti male e quelli ridondanti. Tenere dieci scatti al posto di uno significa sminuire di dieci volte quello ben riuscito. Per cui non c'è da temere di cancellare i brutti scatti, o semplicemente quelli inutili, dopo aver scaricato il contenuto della macchina fotografica.
A tal proposito esiste la possibilità, non troppo intuitiva, di confrontare fra loro scatti simili fra cui scegliere: basta selezionare con gli scatti da confrontare (due, tre o quattro) e selezionare poi da menu contestuale (di solito il pulsante destro del mouse) la voce “modifica utilizzando le modalità a tutto schermo”.

Regola numero due: dare un nome all’evento importato. Più il nome sarà significativo, più facile sarà ritrovare una foto quando lo vorremo. L'evento non solo può avere un nome, ma anche una descrizione: cercala sulla finestra di informazioni, in basso a sinistra della finestra principale di iPhoto (se non la vedi, fai click sul pulsante con l’icona della “i” cerchiata).
Nel campo delle informazioni sarà il caso di scrivere parole chiave utili alla ricerca, come “mare, montagna, auto, ristorante, lavoro” tutto quanto potrebbe aiutarci a definire il contenuto di una fotografia.
Naturalmente non solo l'evento può avere un nome, ma anche ogni singola fotografia; l’utente perfetto dovrebbe dare un titolo ad ogni foto e riportare qualche parola chiave nella descrizione: il computer non sa, per esempio, riconoscere un lago ma sa leggere la parola "lago" nella descrizione. Se però nominare foto per foto è una situazione ideale per efficienza, è anche pretendere troppo dall’utente; ci viene in aiuto per fortuna una scorciatoia, per quanto ben nascosta, nella voce Modifica Multipla del menu Foto della barra dei menu.
Possiamo selezionare le fotografie di un evento a cui vogliamo dare lo stesso nome, e selezionare poi "Modifica Multipla". In questo modo potremo non solo nominare l'intero gruppo, ma anche fornire parole chiave per il campo informazione.

Nella ricerca delle fotografie alcune parole chiave importanti sono i nomi delle persone fotografate e la località geografica. In Facebook, per esempio, si "tagga" una foto con i nomi delle persone che vi appaiono. In iPhoto accade la stessa cosa con il riconoscimento dei volti. Il programma cerca di individuare la presenza di volti e persino di identificare a chi appartengano. Il riconoscimento dei volti è sorprendentemente preciso, a patto che si seguano alcune regole. Per esempio all'inizio dovremo identificare manualmente il maggior numero possibile di volti. Siccome è una operazione tediosa, ancora una volta iPhoto ci viene incontro con un automatismo: selezionando il volto di una persona nella Libreria Volti, il programma ci informa "la persona potrebbe essere presente nelle foto seguenti:".
Selezioniamo una delle foto in oggetto e facciamo click su un pulsante in basso tanto utile quanto misconosciuto: "conferma nome". Appare una videata con tutti i volti proposti della persona. Come in un videogame dobbiamo con un click confermare l'identità o con due click negarla. È una opera veloce che ci consente di identificare rapidamente e senza fatica un gran numero di volti delle nostre foto, e ci ripagherà nelle operazioni di ricerca.
iPhoto tende a considerare la stessa cosa l'identificazione del volto e la presenza di una persona. Se è vero che il volto significa che la persona è nella foto, non è sempre vero il contrario: la persona può essere nella foto ma non esserci il suo volto. Per esempio può essere di spalle, o il volto essere coperto da una maschera o da un casco. Mentre in Facebook (per tornare all'esempio precedente) la persona può essere comunque taggata, in iPhoto dobbiamo segnalare comunque un volto che non c'è, con il timore, non so quanto fondato, che l'operazione interferisca con il corretto funzionamento del motore di riconoscimento dei volti.

Infine la localizzazione geografica. Le foto scattate da iPhone sono già geolocalizzate, ed iPhoto ne tiene conto. Per quelle scattate dalla nostra preziosa reflex dobbiamo adoperarci manualmente. Con un click sulla "i" che compare sovrapponendo il mouse sull'angolo inferiore dx dell'icona della fotografia (o di un gruppo selezionato di foto, o di un evento) si apre una finestra in cui possiamo scrivere il nome della località. Appare un menu a tendina da cui scegliere il nome esatto del luogo; in caso contrario la voce "Cerca sulla Mappa" apre una carta geografica simile a quella di Google Maps (ma assai più lenta) su cui cercare la località, o persino nominarne una nuova.

A tanta efficienza non corrisponde purtroppo una finestra di ricerca altrettanto "smart" (furbetta). iPhoto non prevede ricerche a criteri multipli, del tipo "cerca Blue Bottazzi in una foto con una mucca scattata sulle Alpi più di cinque anni fa". Ma un criterio singolo è comunque in genere sufficiente per l'archivio di fotografie dell'utente comune.

Quello in cui invece il programma potrebbe essere migliorato è nel facilitare la gestione dei tag. Se la finestra di informazioni fosse più evidente e divisa in campi "titolo - chi - cosa - dove - quando" sono sicuro che molti utenti terrebbero il proprio archivio fotografico in un ordine invidiabile. E se le fotografie non avessero il vizio di "chiudersi" quando si clicca sul campo del nome, e se i menu "modifica" e "parole chiave" non fossero così sparsi e incoerenti... forse è giunto il momento di un po' di pulizia per uno dei programmi più utili del nostro Mac...

P.S.: per tutelarsi dal pericolo di perdere irrimediabilmente l'intero archivio delle proprie fotografie... avete attivato il back-up automatico di Time Machine, vero? Inoltre iPhoto permette di registrare le fotografie su un supporto fisico come un DVD. Fatelo.