martedì 30 agosto 2011

Essi vivono (il web non è più quello che era)


Il Web non è più quello che era. Lo so che detto così sembra lo sfogo di un vecchio utente della rete della prima ora, un c'era-una-volta che fatica ad accettare un affollamento necessariamente alieno alle regole della netiquette e dell’esperienza informatica dei ruggenti inizi.
Ma è da un po’ che questa frase mi ronza in mente senza che trovassi il coraggio di metterla nero su bianco, quasi volessi darmi il tempo di convincermi del contrario. Ma è sempre più evidente che il web si sta corrompendo. Noi padri pellegrini, surfisti della prima ora, quando il browser si chiamava Mosaic e persino Explorer era di là da venire, siamo fuggiti dalla corruzione della TV per trovare un’isola incontaminata, un nuovo mondo da popolare. Allora eravamo una nicchia ininfluente di eremiti della cultura popolare. Oggi che il pubblico ha scoperto il web ha portato con sé i germi delle corruzione, come fecero gli europei con quel virus del morbillo che nelle Americhe fece strage di indiani. Il virus si chiama pubblicità. Lo stesso che ha causato l’affondamento culturale delle trasmissioni televisive, quando i telespettatori hanno smesso di essere i clienti delle TV, ed i clienti e padroni dei programmi sono diventati i pubblicitari mentre il pubblico è la vittima inconsapevole che lavora per loro. Quando il criterio di valutazione dei programmi è diventato lo share d’ascolto, e le trasmissioni si sono messe a raschiare il fondo del barile del peggio della stupidità umana, per livellare verso il basso e richiamare orde di ipnotizzati, pitonati, storditi, che chiusi nelle celle di periferie dopo un giorno di lavoro senza soddisfazione hanno come unico panorama concesso lo schermo piatto della TV presa a rate al centro commerciale (uno scenario distopico più spaventoso di 1984, romanzo nel quale Orwell immaginava almeno che il popolo fosse obbligato a tenere acceso lo schermo televisivo, e non volesse invece farlo di propria iniziativa).
Il web era la nostra isola che non c’è, nascosta agli occhi del mondo dei dollari, il posto dove si scambiavano le informazioni, i fatti, la conoscenza condivisa. Da quando la pubblicità è sbarcata sul web, anche qui da noi hanno cominciato a contare i click, gli accessi: lo “share”. Siti, pagine, blog che conoscevamo hanno cominciato a fare circolare aria fritta, a mischiare informazione (poca) a spazzatura (tanta), a pubblicare chiacchiere volutamente provocatorie per fare accorrere i parassiti ed i troll ad inquinare i commenti ed infiammare le discussioni. Anche sul web sono venuti meno i valori, si fatica a distinguere l’alto dal basso, il vero dal falso, il significativo dal demenziale, l’importante dal superfluo, la cultura dal gossip, la scienza dalla ciarlataneria. E quel che è peggio che questa trappola per stupidi è montata ad arte come un fiore carnivoro che profuma di marcio al solo scopo di catturare insetti.
Quando quotidianamente mi trovo ad essere sommerso dai dettagli delle voci sulle presunte caratteristiche e la supposta data di vendita del prossimo iPhone, parole assolutamente inutili per qualsiasi scopo e di cui nulla mi può interessare, quando ovunque rimbalzano notizie che quanto più sono inverosimili o stupide o irritanti quanto più trovano spazio e relativi click, mi domando se non sia arrivato il momento di fare le tende un’altra volta e cercare un “nuovissimo mondo”. Certo, il grande atout del web rispetto alla TV è che ancora è l’utente a scegliere la notizia, a scegliere il sito, a decidere dove dirigersi e cosa leggere. Ma il nulla avanza, veloce ed inesorabile, e si mangia dopo giorno siti frequentati da anni, giornali on line, blog. Per ora ci resta l’onesto funzionamento di un motore di ricerca come Google, i cui algoritmi ancora si sforzano di distinguere l’informazione dalla spazzatura; ci resta Wikipedia, patrimonio dell’Umanità; ci resta persino FaceBook, uno degli strumenti di comunicazione più geniali realizzato dall’invenzione della scrittura; ed i blogroll dove i blog che frequentiamo ci suggeriscono altre letture. Ma vi confesso che comincio a sentirmi assediato. La TV (che da tempo ho scelto di non possedere più) mi ha trovato anche su internet.