mercoledì 26 ottobre 2011

iBook



Sto leggendo “Steve Jobs” di Walter Isaacson, qualche cosa di meno di un testamento o meglio, ad essere obiettivi, una biografia autorizzata. A dire il vero avrei letto volentieri un testamento di Steve, ma è probabile che l’iCeo ce lo abbia lasciato nell’ormai famoso discorso alla Stanford University e, naturalmente, nei cinque anni di progetti che ha lasciato in eredità ad Apple.
Comunque, per non divagare, il 24 ottobre il libro è uscito in contemporanea in tutto il mondo, nelle librerie e sull’iBook Store. È una coincidenza fortunata che lo store italiano abbia cominciato a funzionare qualche giorno prima dell’uscita del libro. Quando iPad arrivò sul mercato un modo in cui riuscivamo a definirlo era un e-book reader, un lettore di libri digitali. Ma di libri in italiano praticamente non ce n’erano, per cui imparammo subito ad apprezzarlo come un computer tout court, il "computer for the rest of the world" o, meglio ancora, il "personal computer del XXI secolo". Oggi finalmente il negozio di libri di Apple ha cominciato a vendere libri in italiano, e mi è parso un modo appropriato di celebrare uno degli uomini che ha influenzato la mia vita leggendo il libro che parla di lui sul lettore che lui ha inventato. Al mattino, ancora a letto, ho scaricato il capitolo gratuito che il negozio mette a disposizione. Il negozio di iBook è ancora molto lontano dalla perfezione, confuso fra interfacce differenti fra la voce store dell’app iBook, iTunes di iPad ed iTunes di Mac (ma perché iTunes poi? Vestigia di quando iPad era solo un iPod, non diversamente dalla piccola punta sul padiglione delle nostre orecchie). Per esempio non è nemmeno possibile cercare i libri per la lingua in cui sono stati scritti, forse perché è un problema che gli americani sentono poco, si sa che per loro il mondo parla inglese, anzi, americano. Il sistema di ricerca che trovo più comodo è quello per autore, favorito dal fatto che gli autori al momento non sono poi molti. Apple avrebbe molto da imparare dal book store di Amazon. Comunque i miglioramenti sono all’ordine del giorno, e non c’è da escludere che quando questo articolo arriverà alle stampe (fra circa 15 minuti) le cose saranno già migliorate.


Il vantaggio che apprezzo di più è la possibilità di scaricare una parte del libro, piuttosto consistente, per aver modo di capire se si vuole finire di leggerlo o meno. Ho scaricato gratuitamente in questo modo molti titoli che su carta non avevo comprato, e spesso ho scoperto che mi piacevano. Per esempio con Il Cimitero di Praga di Umberto Eco: dopo le ultime avventure letterarie di Eco non avevo più avuto voglia di seguirlo. Leggere il primo capitolo del libro e scaricarne il resto è stato tutt’uno. Con il vantaggio di poterlo fare a qualsiasi ora senza alzarmi dalla poltrona per arrivare al negozio di libri (e senza estrarre di tasca il portafogli). Anche del libro di Steve ho scaricato la prova, non faccio sconti a nessuno. Ma arrivato a pagina 79 ho premuto volentieri il tasto “acquista”: un plusvalore che mette iBook davanti agli altri negozi, reali o virtuali.
Leggere su iPad è molto comodo, a meno di essere all’aria aperta in pieno sole, per esempio su una spiaggia. È anche un vantaggio portare sempre tutta la biblioteca con sé, addirittura condivisibile con i propri altri iPad ed iPhone. Lo svantaggio rispetto ai libri di carta è che non si possono leggere in due due libri diversi possedendo un solo iPad e che il libro non si può prestare. Immagino che i libri non saranno neppure così longevi: ho in libreria volumi che appartenevano ai miei genitori, sulla cui prima pagina appare magari anche una dedica che li colloca con precisione nella loro vita. Oppure certi numeri di Topolino o di Alan Ford che risalgono alla mia infanzia. Difficilmente lo stesso accadrà anche ai libri elettronici, come del resto ai film ed alla musica scaricati in digitale. Quando dura un oggetto virtuale? Un lustro? Il tempo ce lo dirà, ma è probabile che si tratti di libri scritti sulla sabbia per un mercato usa e getta (anche se va sottolineato che i nostri acquisti sono conservati sulla “nuvola” e non si possono perdere).

Altra considerazione da fare sullo store è sui piccoli editori e sugli autori indipendenti. Com’è noto Apple ha sempre avuto più passione per i grandi che per i piccoli, tanto per il software che per la musica ed i film. Però l’editoria elettronica potrebbe rappresentare una opportunità per i piccoli editori. Amazon ha addirittura iniziato ad offrire i propri servizi direttamente agli autori, eliminando il passaggio intermedio dell’editore, che in effetti in un simile contesto comincia a svolgere il ruolo del pappone. Ho cercato in questi giorni il libro Frank Zappa for President che il mio amico Michele Pizzi ha stampato per Arcana, e nella mia città non l’ho trovato né da Mondadori né da Feltrinelli. Non l’ho trovato neppure sull’iBook Store, ma sarebbe stata una grande opportunità esserci, dal momento che in tutto il negozio virtuale ci sono solo due libri che parlano di musica, a firma Riccardo Bertoncelli. A proposito: l’ho poi trovato, di carta, su Amazon.it.


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