venerdì 30 dicembre 2011

scrivere creativo



Io scrivo. L'ho sempre fatto: da bambino ricordo di aver partecipato ad un  concorso di sceneggiatura di una storia di Puffi. Poi mi è capitato spesso di scrivere sulle riviste che leggevo. La procedura standard era di partire con una lettera come lettore, per poi diventare collaboratore. Ho scritto per una rivista rock minore di cui non ricordo neppure il nome, poi il Mucchio Selvaggio e tante altre, fra cui Macintosh Magazine, MacDisk, Applicando, MacWorld Italia… qualche libro anche, per editori allora di peso, come Jackson o Franco Muzzio. Il web è stato per me un mezzo di comunicazione naturale, declinato su infiniti blog come Texas Tears, BEAT, Blue Motel oppure questo stesso Mac Lovers Italia, oggi poco aggiornato ma che nelle sue varie incarnazioni deve aver compiuto più o meno una quindicina d'anni. Un'amica una volta mi ha definito, stimolando il mio ego, scrittore di nicchia (ammetto che sarebbe stato più appropriato "scribacchino"). Scrivere non è il mio lavoro ufficiale, perché è difficile vivere di parole e fra i migliori che conosco ce n'è più di uno che tira la cinghia, ma mi piacerebbe che lo fosse.
Scrivere comporta di base un mezzo per farlo; dando per scontato che il mezzo sia il Macintosh (il mio primo Mac risale non a caso al 1986), scrivere comporta la scelta di un programma adatto. Nel lontano medioevo la scelta veniva da sé: MacWrite prima e M$ Word 3.0 poi erano programmi tanto essenziali quanto efficaci per costituire la scelta di default. Word offriva il vantaggio di adoperare stili che erano poi riconosciuti in automatico da PageMaker, il programma di scelta per l'impaginazione, cioè per trasformare le parole in un libro. Con il passare del tempo le possibilità si sono moltiplicate e la scelta è diventata meno banale. La caratteristica essenziale che si richiede ad un programma di scrittura è quella di non distrarre, e perciò di avere un'interfaccia praticamente trasparente. In questo senso i tradizionali word processor sono pochi adatti allo scopo, con la loro overdose di capacità che li rendono più adatti a impaginare una lettera aziendale che ad assecondare la creatività. Per molto tempo ho scritto i miei articoli o i miei post usando programmi minimali come Textedit, il cui appeal è però pari alla propria semplicità. Per scrivere cose più complesse, per esempio un libro, è necessario qualche cosa di più di un text editor. Non solo il programma deve essere in grado di fornire un'interfaccia minimale, ma deve poi essere in grado di archiviare ciò che viene scritto in modo efficiente, e suggerire un modo intuitivo di riorganizzare gli appunti e le note nel quadro complessivo che diventerà il libro stesso - oltre ad esportare il tutto in modo fruibile ad un programma di impaginazione. Fra le applicazioni che funzionano in questo modo la più popolare è probabilmente Scrivener. Scrivener mette a disposizione un text editor a tutto schermo in cui tutto ciò quello che appare è uno sfondo bianco e i caratteri dei tasti che pigiamo sulla tastiera. I vari "scritti" vengono poi incollati a mo' di post it su una lavagna ed ogni "lavagna" è conservata in una cartella. Ogni testo può essere così riordinato all'interno di un capitolo o trovare posto in un altro, in una serie di aggiornamenti che va dalla bozza grezza al lavoro finito. Diverse finestre possono contenere diversi progetti, anche aperti simultaneamente.
Un programma che ho scoperto di recente ma che è immediatamente divenuto la mia prima scelta è iA Writer. iAW è l'idea stessa della semplificazione: basti dire che non fornisce neppure preferenze da settare. È l'equivalente di un ideale foglio di carta A4 su cui digitare caratteri monospaziati molto gradevoli di tipo typewriter di dimensione abbondante. iAW e un MacBook Air costituiscono l'equivalente della macchina per scrivere portatile dei giornalisti di una volta. Un atout vincente del programma è quello di (poter) salvare i documenti su iCloud: scrivo sul portatile e poi ritrovo gli stessi file sul Mac fisso da 27 pollici su cui utilizzarli per qualsiasi più complessa impaginazione. Non solo: iA Writer esiste anche come App per iPad, di modo che posso continuare a raccogliere idee e scrivere pensieri anche mentre uso la tavoletta, e ritrovare tutto quanto sugli altri Mac. Scrivener ha in preparazione una versione per iPad ed in quella occasione, presumibilmente, annuncierà una sincronizzazione cloud con il servizio di Apple o con DropBox che per ora non è presente.
Ma il vantaggio di iA Writer non è solo quello della sincronizzazione: l'aspetto della pagina e la morbidezza dei caratteri, oltre alle dimensioni generose degli stessi, è tale da risultare molto "umano", molto piacevole da usare. La scrittura creativa con iAW è un piacere, un gioco quasi; le parole che si formano sotto gli occhi fanno molto Ernest Heminguay o Indro Montanelli, e personalmente mi capita di mettermi a scrivere solo per il piacere di usare il programma.